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La legge n. 54/2006 è quella che regola l’affidamento minori condiviso tra i due genitori. Purtroppo i suoi principi non vengono spesso applicati in modo perfetto, a causa di condizioni della famiglia che spesso sono da valutare caso per caso. 

Il 29 aprile 2022, però, il Tribunale di Genova si è espresso su un caso di affido di una bimba molto piccola, riuscendo ad applicare la suddetta legge quasi in toto. La minore, quindi, potrà essere seguita nella crescita dalla mamma e dal papà in maniera pressoché paritaria. 

Questa è una vittoria che vede il superamento degli ostacoli che spesso nascono in sede di separazione, vedendo la conflittualità tra genitori prendere il sopravvento sul benessere dei figli, a discapito del loro equilibrio psicologico ed emotivo. 

Vediamo i dettagli per capire come si è arrivati a questo accordo.

Affidamento minori condiviso: il caso di Genova

Il caso arrivato di fronte al Tribunale di Genova parte dalla richiesta di una donna riguardo la regolamentazione dell’affidamento della figlia minore di soli 3 anni, e questo sia per gli aspetti legati alla frequentazione giornaliera che per quelli più strettamente economici.

La madre, infatti, lamenta il fatto che l’ex compagno, che vive in un’altra città, non versa nulla per il mantenimento della bambina, né si interessa alla sua crescita. Chiede quindi che questi due aspetti siano regolamentati secondo legge.

L’uomo, dal suo canto, non si oppone a queste richieste, tanto da affittare una casa a Genova per poter passare più tempo con la figlia. Anzi, richiede il riconoscimento di un affidamento condiviso con tempi paritetici.

La decisione del Tribunale

Vista la disponibilità di entrambi, il Tribunale di Genova si trova nella condizione di poter applicare in maniera quasi analitica la legge n. 54/2006. In sostanza, in primo piano viene posto il diritto della bambina di trascorrere ogni mese 16 giorni (comprensivi delle notti) con la madre e 12 con il padre.

Dispone altresì che le feste civili e religiose verranno gestite con il criterio dell’alternanza e che il periodo estivo sia diviso tra i due esattamente a metà. 

Posto che potrebbero sempre intercorrere impedimenti o problemi organizzativi momentanei, i due genitori accettano di modificare quanto stabilito, sempre rispettando il benessere della figlia. 

Infine, appurate le condizioni economiche di entrambi, il Tribunale stabilisce che il padre versi alla madre la somma di € 250 mensili per contribuire alle spese extra della bambina. 

Questo può essere definito come un provvedimento di buon senso che porta l’argomento spesso ostico dell’affidamento dei figli su una traiettoria decisamente al passo coi tempi, in cui la madre non è tenuta a rinunciare ai propri impegni e al proprio lavoro per dover provvedere alla crescita figlia.

Ma soprattutto questo è un caso in cui l’unico vincitore è il minore che, messe da parte le divergenze della coppia separata, potrà crescere in compagnia di entrambi i genitori.

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