Aprire un B&B Familiare: Cosa Bisogna Sapere?

Il B&B, abbreviazione di Bed & Breakfast, è una forma di ospitalità informale e a pagamento nella propria abitazione. Il B&B è una forma di accoglienza molto diffusa nei paesi anglosassoni e che sta prendendo sempre più piede anche in Italia; se da un lato rappresenta per i turisti una valida alternativa all'albergo, più economica e più inserita negli stili di vita locali, è anche una buona occasione di reddito per coloro che dispongono di ampi alloggi sia in zone urbane che rurali.  

Con il nuovo codice del turismo in vigore dal 21 giugno 2011, sono state disciplinate due tipologie di Bed & Breakfast: una a carattere imprenditoriale ed una familiare - senza cioè bisogno di partita IVA -. Con questo articolo vogliamo esporvi tutto quello che c'è da sapere sul B&B familiare, dai requisiti per l'apertura alla disciplina fiscale concludendo con la tassa AirBnB recentemente introdotta.  

Quali sono i requisiti per l’apertura di un Bed & Breakfast familiare?

Il Bed & Breakfast a conduzione familiare si sta diffondendo sempre più nella moderna concezione turistica come forma di valorizzazione delle tradizioni e della cultura locale. Si tratta di una forma di accoglienza turistica gestita da privati che adibiscono parte della loro abitazione alla ricezione di turisti. Essendo la disciplina turistica una materia a carattere regionale dal 2011, le Regioni possono varare leggi e regolamenti potenzialmente differenti fra loro, ma comunque attinenti alle direttive contenute nella riforma della legislazione nazionale del turismo, decreto legislativo 79/2011. Quindi, nel caso vogliate avviare un B&B familiare, vi invitiamo a consultare la legge regionale in materia.

In generale, per rientrare nella conduzione familiare, i B&B devono avere a disposizione dei turisti dalle 3 alle 6 camere e fornire servizi di alloggio e prima colazione; in termini burocratici, questi B&B godono di maggiore libertà rispetto alle altre strutture ricettive, essendo esenti dall'apertura della partita Iva e dagli studi di settore. La loro attività dev'essere inoltre saltuaria: alcune Regioni pongono dei limiti ai periodi di attività e dei limiti anche al periodo di permanenza, che generalmente non può superare i 30 giorni.

Per poter aprire un B&B familiare non serve l'iscrizione al Registro delle Imprese, ma basta una dichiarazione di inizio attività da presentare in comune e, nel caso l'abitazione si trovi in un condominio - o comunque non abbia un ingresso autonomo -, l'approvazione dell'assemblea condominiale. Per poter aprire l'attività bisogna quindi presentare un modulo predisposto: la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), valido anche per i B&B imprenditoriali e con carattere immediato. A questo modulo vanno allegati alcuni documenti che variano da regione a regione e possono riguardare la planimetria dell'abitazione, il contratto di affitto o di proprietà e la copia della polizza assicurativa a favore dei clienti. Oltre alla dichiarazione di inizio attività da presentare in Comune, si deve comunicare alla Regione entro il 1 ottobre di ogni anno i periodi di apertura e le fasce di prezzo stabilite; queste informazioni hanno validità dal 1 gennaio successivo - per le zone montane, invece, dal 1 dicembre seguente -.

I privati che intendono aprire un B&B familiare devono inoltre essere in possesso di requisiti idonei quali i requisiti morali (art. 11 r.d. n. 733/1931), l'assenza di pregiudiziali (legge antimafia) e assenza di condanne (legge Merlin del 20 febbraio 1958). Anche gli immobili devono rientrare in determinati parametri: tutte le Regioni richiedono la conformità con i requisiti urbanistici, edilizi, igenico-sanitari e di sicurezza. Tra i requisiti richiesti troviamo anche la superficie minima delle stanze, la presenza di arredi di base, bagni privati per gli ospiti e la pulizia quotidiana degli spazi.

La disciplina fiscale per i Bed & Breakfast familiari

Il trattamento fiscale per i B&B familiari è stato chiarito dal Ministero delle Finanze con la risoluzione 180/E del 14 dicembre 1998. La risoluzione in questione evidenzia che non si tratta di un'attività professionale, bensì domestica, quindi si esclude lo sfruttamento dell'immobile per fini commerciali. Trattandosi quindi un'attività non professionale, saltuaria e occasionale, il gestore del B&B familiare è esente dall'apertura della partita IVA. Tuttavia, se l'attività viene svolta in maniera sistematica e costante rientra nella definizione di attività professionale e quindi necessita della partita IVA e dei relativi adempimenti.

I gestori di B&B familiari, quindi, devono adempiere agli obblighi ai fini IRPEF, cioè dichiarare i proventi come "redditi diversi" derivanti da attività commerciale non esercitata abitualmente, caratterizzati da tassazione al netto delle spese inerenti. Nonostante si tratti di una procedura piuttosto snella e rapida, è bene che i contribuenti si dotino di un supporto documentale, anche minimo, per tener traccia delle entrate e delle uscite.

Concludiamo questo articolo con un accenno alla tassa AirBnB in vigore dal 1 giugno 2017. Si tratta di una tassa applicabile a tutti gli affitti turistici brevi - parliamo quindi di meno di 30 giorni - siglati tra persone fisiche sia direttamente sia tramite portali online quali Airbnb e Booking. Questa imposta va a sostituire quindi quella che si andrebbe altrimenti a versare a fine anno con la dichiarazione dei redditi. L'onere della trasmissione dei dati dei contratti stipulati spetta ai gestori dell'attività, così come è loro compito trattenere e versare l'imposta. Se la trasmissione delle informazioni è omessa, incompleta o non reale, i proprietari dell'immobile vanno incontro a sanzioni tra i 250,00 € e i 2.000,00 €.

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