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L’assegno divorzile può essere ridotto se l’ex moglie non sfrutta il titolo di studio

L’assegno divorzile può essere ridotto se l’ex moglie non sfrutta il titolo di studio: a stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, con la sentenza 26389/21 depositata il 29 settembre scorso.

Che cos’è l’assegno divorzile e come funziona? Con tale termine ci si riferisce all’obbligo che uno dei due ex coniugi ha di corrispondere all’altro un contributo economico. Il suo importo viene determinato sulla base di molteplici fattori, dalle condizioni economiche della coppia al motivo della separazione, dal contributo economico e personale dato da ciascuno alla conduzione della famiglia, fino ai redditi e alla durata del matrimonio. Non si tratta, come in passato, di permettere all’ex coniuge di mantenere il tenore di vita condotto durante il matrimonio: lo scopo dell’assegno divorzile è anzi assistenziale, ed è dovuto solo in caso l’ex coniuge abbia difficoltà oggettive o non disponga di mezzi adeguati per sostenersi.

L’assegno divorzile può essere tagliato – La vicenda

Nel caso in questione, il Tribunale imponeva al marito di versare all’ex moglie 1.400 euro al mese. Cifra che, in Appello, veniva ridotta a 900 euro. Questo perché l’ex moglie era in possesso di una laurea in Fisioterapia ma, anziché svolgere attività lavorativa come fisioterapista, aveva preferito lavorare come istruttrice di pilates tenendo corsi presso la casa coniugale.

assegno divorzile

La Cassazione confermava la sentenza di secondo grado, e riduceva l’assegno divorzile basandosi non tanto sull’equiparazione economica dei patrimoni dei due coniugi bensì su una serie di fattori. Alla donna era stata infatti assegnata la casa familiare (il che la esonerava dalla spesa per la locazione e per la sua gestione), e aveva la capacità di svolgere attività lavorativa quale fisioterapista. Inoltre, i giudici avevano preso in considerazione fattori quali la lunga durata del matrimonio, la contribuzione offerta dalla donna al successo professionale del marito e alla formazione del cospicuo patrimonio immobiliare, l’agiato tenore di vita vissuto dalla famiglia nel suo complesso durante la convivenza matrimoniale. Peraltro, la donna non era riuscita a dimostrare la sua carenza di risorse economiche né l’impossibilità di procurarsi le stesse. Da qui, la decisione dei giudici di ridurre l’assegno divorzile.

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