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Il Comune deve risarcire la vittima caduta a causa di una buca su di una strada municipale: lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 27054 del 6 ottobre scorso. Fondamentale è comprendere il rapporto di custodia tra il Comune e la strada.

Quando il Comune deve risarcire la vittima? La vicenda

La vicenda ha per protagonista una donna, che portava davanti al Giudice di Pace il Comune di Vizzolo Predabissi (Lodi). Il motivo? Ottenere il risarcimento del danno subito a seguito di una caduta, verificatasi a causa di una buca presente sul manto stradale, mentre era alla guida della sua bicicletta. Il Giudice di Pace le dava ragione, e condannava il Comune a risarcire il danno e anche a pagare le spese di lite.

Il Comune decideva dunque di ricorrere al Tribunale di Lodi, che ribaltava la sentenza e condannava la donna a restituire quanto ricevuto. Secondo i giudici, infatti, la donna non aveva provato il rapporto di custodia tra il Comune e la strada in cui  l’incidente si era verificato. Da qui, la sua decisione di ricorrere in Cassazione appellandosi alla legge: è onere del Comune provare di non essere titolare dell’obbligo di custodia della strada in cui la buca si trova. Il suolo delle strade comunali è infatti di proprietà dei Comuni: rispetto alla presunzione di titolarità, spetta all’amministrazione fornire prova contraria.

Quando il Comune deve risarcire

Cos’è l’obbligo di custodia? A disciplinarlo sono gli articoli 1227 e 2051 del Codice Civile. Il Comune è obbligato a custodire le strade ed è responsabile per i danni cagionati a persone e cose se vi è la possibilità di governo del territorio. E cioè se sussistono il potere di controllare la cosa, il potere di modificare l’eventuale situazione di pericolo, e il potere di escludere qualsiasi terzo dall’ingerenza sulla cosa nel momento in cui si è prodotto il danno.

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione dava ragione alla donna, in quanto aveva soddisfatto l’onere probatorio posto a suo carico dimostrando di essere caduta in un tratto di strada ben preciso sito nell’abitato di un Comune. A quel punto, spettava al Comune dimostrare di non essere titolare di quel tratto di strada e dunque di non averne la custodia.

I giudici accoglievano per questo motivo il ricorso della ciclista e rimandavano la questione al Tribunale di Lodi.

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