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Il continuo trasferimento di mansioni o spostamento di ufficio, quando non giustificato, può trovare motivazione nel mobbing ed essere denunciato dal lavoratore.

In un ambiente di lavoro, il datore può spostare un dipendente ad altri incarichi, nei limiti consentiti dalla legge. Quando però il continuo trasferimento di mansioni non trova giustificazioni e non ha logica, può celare un comportamento persecutorio e, di conseguenza, rientrare nelle pratiche di mobbing.

Sappiamo che il mobbing consiste in una serie di comportamenti ostili reiterati e prolungati ai danni del dipendente, con intento persecutorio, in grado di procurargli dei problemi professionali e di salute.

Quando la malafede del datore di lavoro può essere provata e il lavoratore può dimostrare con un’adeguata certificazione medica di aver subito dei danni, egli può fare causa all’azienda ed essere risarcito. 

Mobbing per trasferimento di mansioni

Con la recente ordinanza del 28/10/2022 la Corte di Cassazione ha stabilito che, tra le condotte scorrette del datore di lavoro che possono essere causa di mobbing, c’è anche il continuo trasferimento di un dipendente ad altri incarichi o uffici diversi senza una reale motivazione. 

I Giudici Supremi, infatti, hanno stabilito che spostare continuamente un lavoratore adducendo a motivazioni organizzative, ma senza reale motivazione, possa nascondere un’intenzione punitiva che, reiterato nel tempo, può essere configurato come mobbing.

L’occasione è arrivata dalla causa di un dipendente statale, impegnato al dipartimento edilizia del Comune. Questi nel tempo era stato più volte trasferito in altri uffici di minore importanza, fino a ritrovarsi praticamente a non avere più alcuna mansione. 

La Cassazione, dopo aver esaminato il caso, ha potuto appurare che in questa circostanza c’era stata un’accertata dequalificazione del lavoratore e un comportamento illegittimo da parte del datore di lavoro. 

In particolare, è stato provato  che nei confronti del lavoratore ci fosse stato un atteggiamento persecutorio, celato dietro apparenti atti organizzativi. Pertanto si trattava di un chiaro caso di mobbing. 

Ne è conseguito che il lavoratore è stato sottoposto a uno stress così forte da renderlo fisicamente più fragile, fino a sviluppare una patologia.

In sostanza, questo è chiaramente il caso in cui il continuo e irrazionale trasferimento di mansioni nascondeva in realtà un intento vessatorio, causa di problemi di salute. Tanto basta per concludere che si tratta di mobbing e per riconoscere il risarcimento del danno.

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