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Danni da chirurgia estetica: a chi spetta l’onere della prova

Il 22 febbraio 2022 il Tribunale di Reggio Emilia si è espresso su un caso di richiesta di risarcimento danni in seguito ad un intervento di chirurgia estetica. Ecco come sono andati i fatti.

Una donna si sottopone a un intervento di mastoplastica additiva nel 2011. Dopo 8 anni e mezzo, nel 2019, chiede un accertamento tecnico preventivo ex art. 696 bis c.p.c. nei confronti del Centro Medico e del medico che l’ha operata. 

La donna, nel corso degli anni, ha riscontrato una lieve differenza di forme e volume delle mammelle e per questo chiede di essere risarcita per danni, adducendo colpa al chirurgo che l’ha operata. 

Il Centro Medico si costituisce in giudizio, deducendo l’assoluta estraneità della colpa medica e sostenendo che la leggera asimmetria mammaria riscontrata dalla signora è una complicanza della quale la paziente era stata preventivamente ben informata. 

Lo stesso Centro Medico, in sua difesa, dichiara che la letteratura scientifica si è espressa in modo chiaro sulla possibilità di piccole imperfezioni riscontrabili dopo un intervento di mastoplastica additiva. Queste non sono frutto di errore medico, bensì della normale risposta dell’organismo, che può essere diverso da persona a persona e quindi non prevedibile. .

La decisione del Tribunale

La domanda di risarcimento della donna, arrivata di fronte ai giudici del tribunale, viene rigettata. 

La motivazione risiede nel fatto che, nei casi di responsabilità sanitaria, è onere del paziente danneggiato provare il nesso causale tra danno e condotta del medico. 

Solo in seguito, quando chiamato a rispondere delle accuse sul suo operato, il professionista sanitario è tenuto a fornire prove di aver eseguito il suo lavoro con diligenza e zelo.

In questo caso, invece, la paziente non è stata in grado di portare di fronte ai giudici prove certe del nesso causale per poter addurre colpe al medico chirurgo. 

Pertanto, la richiesta di risarcimento è stata respinta. 

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