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Decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro, quando la busta paga è una prova?

Il decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro consente di agire contro il datore di lavoro insolvente, che non ha pagato uno o più stipendi al suo dipendente. È però necessario che il lavoratore possa dimostrare l’esistenza di un credito. È qui che la busta paga entra in gioco, a patto che sia chiara e non contradditoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la nota sentenza n.2239/2017.

Cosa vuol dire chiara e non contradditoria? Scopriamolo insieme.

decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro

Il valore della busta paga

Il decreto ingiuntivo è uno strumento rapido ed economico, che consente al creditore di recuperare il suo credito. Il debitore che lo riceve ha 40 giorni di tempo per corrispondere la somma dovuta. Per provare l’esistenza del credito, il lavoratore dovrà presentare al giudice le buste paga che – come stabilito dalla Corte di Cassazione – rappresentano una prova. “Le buste paga costituiscono piena prova dei dati in esse indicati, in ragione della loro specifica normativa, prevedente la obbligatorietà del loro contenuto e la corrispondenza di esso alle registrazioni eseguite”: questo quanto stabilito dalla Suprema Corte.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha anche stabilito che “la piena efficacia di prova legale è circoscritta ai soli casi in cui la dichiarazione, quale riconoscimento puro e semplice della verità di fatti sfavorevoli alla parte dichiarante, assume carattere di univocità ed incontrovertibilità, vincolante per il giudice”.

Si parla dunque di busta paga chiara e non contradditoria, che non contenga altri elementi capaci di estinguere gli effetti del credito (come potrebbe esserlo un risarcimento danni).

Come funziona il decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro

Per richiedere un decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro è necessario rivolgersi al Giudice del Lavoro competente. Dopo l’ottenimento del decreto ingiuntivo, questo verrà notificato al datore di lavoro, che potrà opporsi al pagamento entro 40 giorni (proponendo un giudizio di opposizione). Se entro tale termine il datore di lavoro non pronone il giudizio di opposizione e  non paga, si potrà procedere al pignoramento per ottenere quanto dovuto.

Come prova del credito, il lavoratore dovrà portare la sua busta paga / le sue buste paga. Se però queste non dovessero essere chiare, se non dovesse essere evidente la cifra che il datore di lavoro gli deve o se il documento dovesse contenere elementi d’incertezza, non potrà richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo.

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