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Lo studio legale acp parla dei cambiamenti in materia di divorzio e mantenimento

Divorzio e Mantenimento: Quali Sono le Novità?

Ci occupiamo in questo articolo di un tema piuttosto delicato e di diffuso interesse: il divorzio e l’assegno di mantenimento al coniuge, alla luce dei più recenti cambiamenti. La sentenza n. 11504/2017 della Suprema Corte, infatti, ha completamente stravolto i precedenti criteri di erogazione dell’assegno di mantenimento, stabilendo che il principio di base non è più il tenore di vita ma l’autosufficienza. Analizziamo quindi più nel dettaglio questa storica sentenza ed i suoi effetti.

La sentenza 11504/2017: un nuovo approccio al divorzio

Iniziamo sottolineando che stiamo parlando di una sentenza e non di una legge sul divorzio. Cosa cambia? La sentenza è il provvedimento decisionale con cui l’autorità giudiziaria si pronuncia per risolvere un qualsiasi tipo di questione sorta nel corso del processo. Quando, come in questo specifico caso, a pronunciare il giudizio sono le Sezioni Unite della Cassazione, siamo di fronte ad un’interpretazione alla quale i giudici faranno riferimento nei successivi processi. Pur non trattandosi di una legge, quindi, la sentenza n. 11504/2017 ha una valenza giuridica significativa.

Questo nuovo orientamento, come sopra accennato, rivoluziona ben 27 anni di procedure giurisprudenziali ed introduce una formula innovativa per calcolare l’assegno di mantenimento per il coniuge. La sentenza da un lato tende ad adattarsi ad una società in continuo cambiamento – e certamente diversa rispetto a quella di qualche decennio fa – dall’altro vuole responsabilizzare il rapporto matrimoniale, disincentivando i cosiddetti matrimoni di interesse.

E’ bene tenere presente che la sentenza in questione si pronuncia solo in materia di divorzio, non di separazione. Nel caso in cui i coniugi intendano separarsi, possono farlo davanti al giudice o al sindaco con un accordo firmato dai rispettivi avvocati e richiedere il mantenimento come da prassi consolidata.

Quali sono i nuovi parametri per l’assegno di mantenimento?

La sentenza 11504/2017 non prevede più il calcolo dell’assegno di mantenimento sulla base del precedente tenore di vita, ma tenendo conto del principio di autosufficienza del coniuge più debole economicamente.

L’ammontare dell’importo viene determinato tenendo presenti una serie di circostanze:

– le ragioni della decisione di divorzio;

– la disponibilità di beni immobili e mobili;

– il possesso di qualsiasi tipo di reddito;

– la disponibilità di una casa di abitazione;

– la capacità lavorativa, calcolata tenendo presente età, salute, titolo di studio e mercato del lavoro;

– la durata del matrimonio (più breve sarà il matrimonio, più basso sarà l’ammontare del mantenimento);

– Il contributo dato alla famiglia.

L’ultimo punto elencato merita un breve approfondimento, essendo il fattore che maggiormente può incidere sulla definizione dell’assegno di mantenimento. Il contributo dato alla famiglia, infatti, non si riferisce solamente alla partecipazione economica del coniuge, ma anche all’apporto personale. Prendiamo come esempio il caso di uno dei due coniugi che rinuncia al lavoro per favorire la carriera promettente dell’altro e per dedicarsi a tempo pieno ai figli; il suo apporto, pur non essendo economico, ha fatto sì che il patrimonio e il benessere della famiglia aumentassero. In quest’ottica la famiglia viene considerata come una sorta di società, in cui vengono tenuti in considerazione gli sforzi – economici o meno – di entrambi i coniugi.

In poche parole, a seguito di questo nuovo orientamento, il coniuge che non ha apportato un contributo significativo alla creazione del patrimonio familiare – inteso nel suo senso più ampio – e che è in possesso dei mezzi necessari per condurre una vita autonoma, non ha diritto all’assegno di mantenimento, anche se durante il matrimonio conduceva una vita più che agiata.

La sentenza 11504/2017 è applicabile a tutti i processi in corso dalla data della sua deposizione, il 10 maggio 2017. Chi invece ha divorziato in precedenza, deve attenersi al verdetto emesso, dal momento che il provvedimento giurisdizionale non ha alcun effetto retroattivo. Tuttavia, nel caso si presentasse la necessità di una nuova sentenza, si potrà tenere conto del nuovo orientamento.

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