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Il CAI a doppia firma, ovvero il modulo di constatazione amichevole di incidente , pur non avendo valore di piena prova, genera una presunzione iuris tantum che ha valore confessorio nei confronti dell’assicuratore, il quale potrà superarla fornendo prova contraria.

L’art. 2733 c.p.c. comma 3 afferma che, in caso di litisconsorzio necessario, il giudizio deve essere uniforme e unitario per tutte le parti, danneggiato, responsabile e assicuratore, senza che il modulo possa valere in maniera differente tra questi. 

Per spiegare meglio cosa si intende per efficacia probatoria del CAI a doppia firma, partiamo della sentenza del Giudice di Pace di Termini Imerese n. 508 del 24/09/2022.

Efficacia probatoria del CAI a doppia firma: il caso

Il caso di cui ci occupiamo in questo articolo riguarda una disputa nata tra un’autocarrozzeria e una compagnia assicurativa. La prima è cessionaria del credito della conducente di un’auto che, a causa di un tamponamento, riporta danni alla carrozzeria per 2500 €. 

La stessa autocarrozzeria, considerato il basso valore dell’auto, ritiene sia più saggio cercare un veicolo similare nelle stesse condizioni da affidare al cedente, per procedere con la rottamazione di quello danneggiato. 

Per questo chiama in causa le compagnie assicurative dei mezzi, fornendo come prova il CAI firmato da entrambe le parti coinvolte nel tamponamento. 

Nel costituirsi in giudizio, una compagnia assicurativa sostiene di non poter accogliere la domanda di risarcimento, in quanto non c’è stato inoltro della fattura di riparazione, per cui ritiene che il contratto di cessione del credito è nullo. Chi ha ragione? 

Contestazione amichevole a doppia firma: cosa dice la legge

Il Giudice di Pace, di fronte all’assenza in tribunale della conducente dell’auto, si esprime in primo luogo riguardo l’efficacia probatoria delle dichiarazioni contenute nel CAI, firmato da entrambe le parti. 

A tal proposito si era già espressa la Corte di Cassazione in precedenza, che ha stabilito che la valenza probatoria del CAI è liberamente apprezzabile dal Giudice, poiché la constatazione amichevole ha valore di confessione stragiudiziale solo tra le parti. 

Nel caso in cui, tra l’altro, il conducente non è proprietario del veicolo, non ha valore confessorio neppure nei confronti di quest’ultimo. 

Ne deriva che il CAI, anche se contiene la doppia firma, non ha valore di piena prova nei confronti dei litisconsorti chiamati in giudizio. A maggior ragione, se la persona chiamata a rendere interrogatorio formale non si presenta, non è possibile dare valore legale alle dichiarazioni dei conducenti. 

In altre parole, il CAI sottoscritto dopo un tamponamento ha valore confessorio stragiudiziale solo tra le parti coinvolte, e non nei confronti del proprietario del veicolo o dei litisconsorti in giudizio.

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