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In caso di furto del bancomat e conseguente prelievo illecito dal conto, la banca è tenuta a rimborsare il cliente se non riesce dimostrare che la colpa dell’accaduto sia del titolare della carta.

La sentenza del 10 febbraio 2022 del Giudice di Pace di Ferentino condanna Poste Italiane a rimborsare il proprio cliente della somma prelevata dal suo conto in seguito al furto del bancomat. 

Furto del bancomat: perché la banca deve rimborsare

Appena si accorge del furto della carta di debito, la persona derubata procede immediatamente a sporgere denuncia alle autorità competenti. Intanto, dal conto vengono prelevate illecitamente delle somme di denaro.

Chiesto di visionare le telecamere dello sportello presso cui risulta fatto il prelievo, non viene fuori nessun indizio: allo stato dei fatti, non c’è stato nessun accesso fisico da parte del ladro  alla sede delle Poste Italiane. 

Questo risulta anomalo e lascia intravedere un’altra spiegazione al prelievo, ovvero che il codice di accesso al bancomat sia stato in realtà acquisito grazie ad una falla nel sistema informatico di Poste Italiane spa.

A questo punto, il giudice ritiene che l’ente finanziario non sia dotato delle idonee misure di sicurezza e che, per questo motivo, debba essere ritenuto responsabile dell’ammanco sul conto corrente. 

Inoltre, le stesse Poste Italiane non sono riuscite a dimostrare che il cliente sia responsabile dell’accaduto, né tantomeno a provare che lo stesso avesse lasciato la carta e il pin incustoditi. 

Furto bancomat: il precedente

Il d. lgs. n. 11/2010 stabilisce che la banca è tenuta a fornire prova della riconducibilità dell’operazione del cliente. In questo caso, quindi, avrebbe dovuto dimostrare di essere estranea all’azione fraudolenta compiuta dal terzo. 

Infatti, già la sentenza di Cassazione n. 9721/20 del 26 maggio 2020 aveva stabilito che non spetta al cliente dimostrare di aver custodito diligentemente il bancomat ma all’ente stesso, chiamato a garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza del sistema. 

Inoltre, il prestatore dei servizi di pagamento deve includere tra i propri rischi della professione anche la possibilità di un utilizzo illecito dei codici del sistema, non riconducibile a negligenza del cliente.

Pertanto, nel caso in esame, la banca deve rimborsare il cliente se non dimostra che il prelievo sia dovuto a colpa grave di quest’ultimo. 

Per maggiori informazioni, contattaci al n. 091585864, o manda una mail a info@studiolegaleacp.it oppure ancora su Skype, aggiungendo l’account studiolegaleacp, un nostro esperto sarà a tua completa disposizione.

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