Il concordato minore: una breve guida

Il concordato Minore: natura giuridica e funzioni

Il concordato minore, regolamentato dal Decreto Legislativo n. 14/2019 (noto come Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza), è un’importante procedura nel contesto del sovraindebitamento. Questo strumento, attivo dal 15 luglio 2022, offre al debitore (esclusi i consumatori) l’opportunità di presentare una proposta ai creditori per superare la situazione di crisi finanziaria.

L’obiettivo principale del concordato minore è di consentire al debitore di evitare la liquidazione controllata o le procedure esecutive individuali, fornendo al contempo ai creditori un soddisfacimento non inferiore rispetto all’alternativa della liquidazione. Questo meccanismo mira a garantire un equilibrio tra gli interessi del debitore e quelli dei creditori.

Il processo del concordato minore si suddivide in tre fasi:

  1. Presentazione della proposta da parte del debitore.
  2. Approvazione della proposta da parte della maggioranza dei creditori.
  3. Omologazione da parte del Tribunale, che verifica la regolarità del procedimento e il rispetto delle normative.

Il concordato minore può assumere inoltre due forme principali:

  1. Concordato minore in continuità: questa forma prevede la continuazione dell’attività imprenditoriale o professionale del debitore. La continuità può essere diretta, con il debitore che continua l’attività, o indiretta, attraverso la gestione dell’azienda da parte di terzi.
  2. Concordato minore liquidatorio: questo tipo di concordato prevede la liquidazione dei beni del debitore senza la continuazione dell’attività. Tuttavia, questa opzione è consentita solo se l’apporto di risorse esterne aumenta in misura significativa la soddisfazione dei creditori.

È importante notare che la proposta del debitore può combinare elementi di continuità e liquidazione, qualificandosi comunque come concordato in continuità.

In sintesi, il concordato minore offre una via percorribile per i debitori sovraindebitati che desiderano ristrutturare i propri debiti e mantenere la propria attività economica. Allo stesso tempo, fornisce ai creditori una garanzia di soddisfazione delle loro richieste, evitando l’insolvenza e le complicazioni legali associate alla liquidazione controllata.

 

Domanda, piano e proposta di concordato

Per avviare il concordato minore, il debitore deve inoltrare una domanda che includa il piano e la proposta. 

Il piano deve dettagliare i tempi e le modalità di pagamento, con un’analisi finanziaria e industriale se si prospetta una continuità aziendale.
La proposta è un’offerta ai creditori, con la possibilità di suddividerli in classi, garantendo trattamenti differenziati: questa divisione è obbligatoria in certi casi, come per i creditori con garanzie di terzi o crediti tributari/previdenziali.

Nel concordato minore con continuità, se il mutuo riguarda beni aziendali, la proposta può includere il rimborso delle rate a scadere, a condizione che il debitore abbia mantenuto gli adempimenti e che non pregiudichi gli altri creditori.

I crediti privilegiati devono avere un trattamento minimo garantito, mentre quelli chirografari non possono ricevere trattamenti diversi dagli altri crediti di pari livello.
Inoltre, è vietato alterare l’ordine delle cause di prelazione, assicurando un trattamento migliore ai creditori di rango superiore.

Il concordato minore offre quindi una procedura flessibile, permettendo al debitore di proporre soluzioni adatte alla propria situazione finanziaria, mantenendo nel contempo un equilibrio tra i vari creditori.

 

Avvio del procedimento

Il debitore che intende avviare il procedimento del concordato minore deve presentare una domanda presso il Tribunale competente, includendo diversi documenti tra cui il piano e la proposta.

Il piano deve dettagliare i bilanci, le scritture contabili, e le dichiarazioni fiscali degli ultimi tre anni, oltre a una relazione aggiornata sulla situazione economica. La proposta, invece, è un’offerta ai creditori e può includere la suddivisione dei creditori in classi.

Il debitore deve essere assistito da un avvocato e da un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che ha il ruolo di consulente e garante dell’attendibilità del piano. L’OCC deve notificare la sua nomina all’agente della riscossione e agli uffici fiscali competenti.

Successivamente, l’OCC redige una relazione dettagliata che include varie informazioni, come le cause dell’indebitamento e la valutazione del piano proposto: questa relazione è allegata alla domanda presentata al Tribunale.

Una volta ricevuta la domanda e gli allegati, il Tribunale verifica la loro completezza e decide se ammettere o meno la domanda

Se ammessa, il Tribunale apre ufficialmente la procedura con un decreto e nomina un commissario giudiziale.

Il decreto di apertura viene pubblicato sul sito web del Tribunale e, se necessario, trascritto presso gli uffici competenti. Ai creditori viene concesso un periodo di tempo per valutare la proposta e decidere se accettarla.

Questo procedimento mira a garantire la trasparenza e l’equità nel trattamento dei creditori e nel piano proposto dal debitore, fornendo una via per il superamento della situazione di sovraindebitamento.

 

Gli effetti del Concordato Minore

Una volta avviata la procedura del concordato minore, il debitore conserva il diritto di gestire la propria attività, ma deve rispettare le disposizioni del piano e della proposta, operando solo gli atti di ordinaria amministrazione senza necessità di autorizzazioni.

Se il debitore compie atti di straordinaria amministrazione senza l’autorizzazione del Tribunale, questi possono essere inefficaci nei confronti dei creditori precedenti all’apertura della procedura. In casi di frode ai creditori, il Tribunale può revocare l’ammissione al concordato minore e dichiarare l’apertura della liquidazione controllata su istanza di un creditore.

Il Tribunale può anche decidere di sospendere azioni esecutive individuali da parte dei creditori precedenti fino alla definitiva omologazione del concordato, se richiesto dal debitore. Tuttavia, se il debitore non richiede o il Tribunale non concede la sospensione, i creditori possono agire singolarmente, mettendo a rischio la prosecuzione della procedura.

Dopo l’omologazione, i creditori possono intraprendere azioni esecutive o cautelari, ma solo nei limiti della percentuale concordata, a condizione che il debitore non adempia alle nuove obbligazioni previste dalla proposta omologata.

Durante la procedura, i crediti chirografari vedono sospesi gli interessi convenzionali o legali, mentre i crediti privilegiati continuano a produrre interessi. I crediti pecuniari sono considerati scaduti alla data di apertura della procedura.

I contratti in corso generalmente proseguono durante la procedura, a meno che il debitore non richieda al Tribunale la loro sospensione o risoluzione, previa quantificazione di un eventuale indennizzo per l’altra parte. Gli atti pregiudizievoli ai creditori non subiscono effetti dall’apertura della procedura.

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La partecipazione dei creditori alla proposta di concordato minore

Dopo la verifica da parte del Tribunale al momento dell’apertura, la proposta di concordato minore passa al vaglio dei creditori, che devono deliberare il loro assenso o dissenso.

Secondo quanto stabilito dall’art. 79 del Codice, il consenso al concordato minore è espresso dalla maggioranza dei creditori aventi diritto di voto. La decisione della maggioranza vincola l’intera comunità dei creditori; anche coloro che si oppongono subiscono gli effetti della decisione maggioritaria e sono tenuti ad attenersi ad essa.

La base per determinare l’approvazione è costituita dall’ammontare dei crediti aventi diritto di voto sulla proposta, senza considerare il numero dei creditori; in altre parole, si parla di maggioranza per valore dei crediti e non per numero di creditori.

Tuttavia, vi è un’eccezione a questo principio: quando un singolo creditore possiede crediti che superano la maggioranza dei crediti ammessi al voto, il concordato minore è approvato solo se ottiene anche la maggioranza dei voti espressi dai creditori ammessi al voto (art. 79, comma 1 del Codice). 

Questo consente ai creditori di minoranza di influenzare il processo decisionale, specialmente se un unico creditore ha il potere di determinare la maggioranza assoluta dei voti.

Se sono state create più classi di creditori (come avviene di solito nel concordato minore con continuità e talvolta anche nel concordato minore liquidatorio), il concordato minore è considerato approvato solo se ottiene la maggioranza dei voti anche nel maggior numero di classi (cosiddetta doppia maggioranza: art. 79, comma 1 del Codice). Tuttavia, nel caso del concordato minore con continuità, è richiesta l’unanimità delle classi, tranne che nel caso in cui sia richiesta una ristrutturazione trasversale in presenza di una o più classi dissenzienti.

Sono considerati idonei a votare i creditori chirografari anteriori, ovvero quelli che hanno titolo o causa antecedente alla pubblicazione del decreto di apertura della procedura.

Al contrario, i creditori privilegiati (con privilegio, pegno o ipoteca) non sono considerati nel calcolo delle maggioranze e non hanno diritto di voto sulla proposta, a meno che non ricorrano una delle seguenti condizioni (art. 79 del Codice):

  • la proposta non preveda il pagamento integrale dei crediti privilegiati; in tal caso, il creditore privilegiato viene equiparato a un creditore chirografario per la parte residua e può votare solo per quella parte;
  • il creditore rinuncia, in tutto o in parte, al diritto di prelazione ai fini del voto; in questo caso, la parte del credito soggetta a rinuncia viene considerata come un credito chirografario, a meno che la rinuncia non venga revocata in caso di mancata approvazione dell’accordo o revoca.

Non sono ammessi al voto e non sono conteggiati per determinare la maggioranza (art. 79, comma 2 del Codice):

  • il coniuge, il partner civile e il convivente del debitore;
  • i parenti e gli affini del debitore fino al quarto grado;
  • le società che controllano o sono controllate dalla società debitrice, così come quelle sotto controllo comune;
  • i cessionari o acquirenti di crediti delle società controllanti, controllate e sotto controllo comune da meno di un anno prima della domanda;
  • tutti i creditori con conflitto di interesse, ovvero coloro che, per conto proprio o di terzi, hanno un interesse particolare diverso dagli altri creditori, fondato non sulla partecipazione al concorso, ma su una situazione esterna del creditore.

I creditori aventi diritto di voto devono comunicare all’OCC la loro adesione (voto favorevole) o opposizione (voto contrario) entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto di apertura, con la possibilità di proroga se giustificata. In caso di mancata comunicazione, si presume che i creditori abbiano approvato la proposta (principio del cosiddetto silenzio-assenso: art. 79, comma 3 del Codice).

Se i creditori non approvano la proposta di concordato, il procedimento si interrompe e il Tribunale ordina la chiusura della procedura; di conseguenza, perdono efficacia sia per il debitore che per i creditori gli effetti derivanti dal decreto di apertura.
Il debitore può eventualmente presentare una nuova domanda, a meno che non sia dichiarata l’apertura della liquidazione controllata su richiesta del debitore stesso o di un creditore.

Se i creditori approvano la proposta di concordato, il procedimento continua e passa all’ultima fase di controllo da parte del Tribunale in sede di omologazione.

 

L’omologazione del concordato minore

Una volta approvata la proposta di concordato minore, si procede alla fase di omologazione.

L’omologazione deve essere avviata anche se tra i creditori aventi diritto di voto vi sono crediti dell’amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie (crediti tributari e previdenziali), e se il mancato assenso di tali soggetti è stato determinante per il mancato raggiungimento della maggioranza (cosiddetto cram down fiscale e previdenziale: art. 80, comma 3 del Codice). Si considera determinante il mancato assenso dell’amministrazione finanziaria quando, escludendo la sua partecipazione al conteggio dei voti, la maggioranza non sarebbe stata raggiunta.

Secondo quanto stabilito dall’art. 80, comma 3 del Codice, in fase di omologazione, i creditori dissenzienti e qualsiasi altro interessato possono sollevare contestazioni, sia in merito alla valutazione della convenienza della proposta che, più in generale, in merito alla regolarità della procedura, all’ammissibilità della proposta o alla fattibilità del piano. Tuttavia, il creditore che ha contribuito colposamente o aggravato la situazione di indebitamento del debitore non può presentare opposizione in fase di omologa per contestare la convenienza della proposta (articolo 80, comma 4 del Codice).

Durante il processo di omologazione e indipendentemente dalla presentazione di contestazioni, il Tribunale deve verificare:

  • la regolarità della procedura;
  • l’ammissibilità della proposta, ossia il rispetto dei vincoli imperativi nel contenuto della proposta;
  • la fattibilità del piano, ossia la sua capacità di raggiungere gli obiettivi previsti.

Se un creditore o qualsiasi altro interessato ha contestato la convenienza della proposta, il Tribunale può omologare il concordato solo se ritiene che il credito dell’opponente possa essere soddisfatto dall’esecuzione del piano in misura non inferiore all’alternativa liquidatoria, ovvero alla procedura di liquidazione controllata o all’esecuzione individuale al di fuori di qualsiasi procedura di sovraindebitamento (articolo 80, comma 3 del Codice).

La valutazione della convenienza del concordato deve essere effettuata dal Tribunale anche nei casi di cram down fiscale e contributivo, ovvero quando la proposta non è stata approvata a causa del voto contrario dell’amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie. In tali casi, il Tribunale potrà omologare il concordato se ritiene che la proposta di soddisfacimento dell’amministrazione o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie sia più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria (art. 80, comma 3 del Codice).

Nel caso di concordato minore con continuità aziendale, in cui è necessaria la suddivisione dei creditori in classi, il Tribunale può omologare il concordato anche se una o più classi votano in senso contrario (cosiddetta ristrutturazione trasversale), a condizione che siano soddisfatte le seguenti condizioni:

  • la distribuzione del valore della liquidazione rispetta la regola della priorità assoluta;
  • il valore residuo è distribuito in modo tale che i creditori delle classi dissenzienti ricevano un trattamento almeno pari a quello delle classi dello stesso grado e più favorevole rispetto a quello delle classi di grado inferiore;
  • nessun creditore riceve più del proprio credito;
  • la proposta è approvata dalla maggioranza delle classi, purché almeno una classe sia formata da creditori titolari di diritti di prelazione, oppure, in assenza della maggioranza delle classi, la proposta sia approvata da almeno una classe di creditori che sarebbero almeno parzialmente soddisfatti rispettando la graduazione delle cause legittime di prelazione anche sul valore residuo.

Se tutte le verifiche hanno esito positivo, il Tribunale omologa il concordato con sentenza, ordinando la pubblicità del provvedimento, e dichiara chiusa la procedura (art. 80, comma 1 del Codice). Contro la sentenza di omologazione è ammesso reclamo, da presentare in Corte d’Appello entro trenta giorni.

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