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IL LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA avvocato studiolegale palermo studio legale milano napoli trapani

1) Cos’è.

La legge italiana vieta il licenziamento che non sia fondato su valide ragioni, ragioni che non possono mai dipendere dal semplice capriccio o gradimento del datore di lavoro.

È possibile il licenziamento quando il lavoratore è divenuto completamente inutile all’azienda, anche a seguito di una sua sopravvenuta incapacità fisica a svolgere le mansioni, o quando sia colpevolmente poco produttivo. È sicuramente possibile licenziare un dipendente che si sia macchiato di gravi violazioni nello svolgimento degli incarichi assegnatigli (cosiddetto licenziamento per giusta causa), nel caso in cui l’azienda sia in crisi o addirittura quando ciò sia necessario a massimizzare i profitti.

Il licenziamento per giusta causa è un licenziamento di tipo disciplinare, che si giustifica per condotte del dipendente talmente gravi da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro  neanche per un giorno; esso avviene perciò in tronco e senza preavviso.

È possibile il licenziamento per giusta causa non solo in presenza di condotte dolose del dipendente, ossia in malafede, ma basta anche un comportamento colposo.

2) Quando può essere eseguito.

Per poter eseguire un licenziamento per giusta causa il datore di lavoro deve verificare se, in concreto, la condotta del lavoratore abbia violato il rapporto di fiducia che deve legare le parti. Tale valutazione deve tenere conto di alcuni  aspetti:

  1. l’intensità dell’elemento intenzionale del lavoratore;
  2. il danno arrecato al datore di lavoro;
  3. il grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente;
  4. la natura e la tipologia del rapporto;
  5. le precedenti modalità di attuazione del rapporto (in particolare l’assenza di precedenti sanzioni).

Quindi per stabilire in concreto l’esistenza di una giusta causa di licenziamento, occorre valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all’intensità dell’elemento intenzionale, dall’altro, la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell’elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare.

In quali casi scatta il licenziamento per giusta causa?

Si può genericamente dire che il licenziamento per giusta causa scatta nel caso di violazione di legge e dei contratti collettivi, violazione delle regole del vivere civile ovvero dell’oggettivo interesse dell’azienda.

I contratti collettivi elencano di solito delle condotte in presenza delle quali può scattare il licenziamento per giusta causa, ma queste tipizzazioni hanno solo una valenza esemplificativa e non sono vincolanti per il giudice, il quale nel valutare la sussistenza giusta causa deve sempre fare riferimento alle previsioni di legge e ad ogni specifico caso concreto.

 

3) La prova

In presenza di una contestazione del licenziamento da parte del dipendente, spetta al datore di lavoro dimostrare l’esistenza della giusta causa.

 

4) Alcuni esempi di licenziamento per giusta causa

  • abbandono del posto di lavoro se da esso deriva un grave pregiudizio all’incolumità delle persone o alla sicurezza degli impianti
  • assenze ingiustificateper diversi giorni solo quando ciò crea un grosso danno all’organizzazione dell’azienda;
  • falso certificato medico;
  • rifiuto di riprendere il lavorodopo la malattia
  • ripetuta assenza alla visita fiscale;
  • insubordinazione con reazione fisica e verbale;

 

5) Come impugnare un licenziamento per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa può essere impugnato dal lavoratore qualora ritenga di aver subito un’ingiustizia. Può farlo entro sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione in forma scritta, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la sua volontà.

L’impugnazione diventa inefficace se nei centottanta giorni successivi non è seguita dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale competente in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano stati rifiutati o non si sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo, a pena di decadenza.

Si ribadisce che l’onere della prova della sussistenza della giusta causa è a carico del datore di lavoro, così come la prova dei requisiti dimensionali se rilevanti ai fini della tutela. Di contro, il lavoratore deve provare l’eventuale carattere discriminatorio del licenziamento impugnato.

Se hai subito un licenziamento ingiusto ed intendi contestarlo contattaci al n. 091/585864, ovvero manda una mail a info@studiolegaleacp.it ovvero ancora su skype, aggiungendo l’account studiolegaleacp, un nostro esperto sarà a tua completa disposizione.

2 Responses
  1. Davide

    Buonasera vorrei gentilmente chiedere informazioni in merito ad un licenziamento illegittimo che non e stato impugnato entro 60 giorni

    Grazie

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