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Il Reato di Stalking: Stato patologico, Stress, Ansia Perdurante

Lo stalking, ossia il reato di atti persecutori, è stato introdotto nel nostro ordinamento dalla legge 23 aprile 2009 n.38.

Si tratta di un delitto contro la libertà morale e sessuale della persona che, purtroppo, negli ultimi anni ha assunto sempre maggiore diffusione nella nostra società.

Le vittime di tale reato sono nella quasi totalità dei casi donne che, a causa di ripetute minacce o molestie sia fisiche che verbali, subite da parte di soggetti sconosciuti o familiari, si ritrovano a vivere in un costante stato di ansia e timore per la propria incolumità e per quella dei propri cari.

Prima di analizzare tale reato nei suoi elementi costitutivi e nell’elemento volontaristico necessario ad integrarlo, occorre riportare la normativa che recentemente, in seguito all’entrata in vigore del decreto legge n.78/2013 c.d. “Svuotacarceri”, ha subito un inasprimento sul piano sanzionatorio.

ART: 612 bis c.p:

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato d’ansia o di paura ovvero ingenerando un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

2. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso l’uso di strumenti informatici o telematici.

3. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n.104, ovvero con armi o da persona travisata.

4. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è do sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’art. 61, secondo comma. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n.104, nonché quando il fatto è commesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Ritornando a quanto già anticipato, tale ipotesi di reato ha recentemente subito delle modifiche normative dal punto di vista della sanzione penale applicabile allo stalker, consistenti nell’incremento della pena massima dai precedenti quattro anni di reclusione agli attuali cinque anni.

Tale modifica, SI è RESA NECESSARIA al fine di tutelare la vittima del reato in questione, permettendo all’autorità giudiziaria di applicare, anche nel corso del giudizio penale, la misura cautelare della custodia in carcere dell’imputato.

CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DEL REATO DI STALKING.

Si tratta, secondo quanto affermato dalla dottrina e dalla giurisprudenza nel corso degli anni, di un reato abituale, per la cui realizzazione è necessario che vengano compiute dallo stalker più condotte reiterate, omogenee o eterogenee tra di loro, rivolte a minacciare o molestare la vittima, e che danno luogo conseguentemente al verificarsi di più eventi dannosi nei confronti della persona offesa.

A tal proposito, si precisa come recentemente la Suprema Corte di Cassazione abbia affermato in più pronunce che, per integrare il reato in questione non è necessario che si verifichino ai danni della vittima più eventi dannosi, essendone sufficiente solamente uno, purché la condotta incriminata abbia indotto nella vittima uno stato d’ansia e di paura.

Inoltre, è stato chiarito come sia irrilevante che le intimidazioni subite dalla persona offesa, le siano state rivolte direttamente ovvero tramite terzi o scritti (es. minacce recapitate alla vittima tramite un familiare o un amico), essendo invece necessario che tali atti persecutori abbiano avuto un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio della vittima.

TUTTO CIÒ PREMESSO, PARE UTILE RIPORTARE DEGLI ESEMPI DI ALCUNE DELLE CONDOTTE CHE INTEGRANO IL REATO DI STALKING:

1. Seguire la propria vittima durante tutti i suoi movimenti;

2. Attuare forme di comunicazioni intrusive (quali per esempio telefonate e lettere anonime, sms, messaggi di posta elettronica)

3. Controllare la propria vittima (per esempio pedinamenti, appostamenti, sorveglianza sotto casa, minacce di violenza, aggressioni, omicidio o tentato omicidio).

In ciascuna di tale ipotesi è necessario in primo luogo il ripetersi della condotta, in altre parole è obbligatorio che gli atti e i comportamenti volti alla minaccia o alla violenza siano reiterati, oltre che intenzionali e finalizzati alla molestia e, in secondo luogo, che gli stessi abbiano l’effetto di provocare disagi psichici, timore per la propria incolumità (e/o quella di persone care) con annesso pregiudizio alle proprie abitudini di vita.

Tuttavia, come ci ha ricordato la III Sezione Penale del Supremo Consesso, che si è pronunciata su un’ipotesi di stalking realizzata dall’ex marito o convivente ai danni della moglie o compagna – (Cass. Pen. Sez. III sentenza 11 febbraio 2014)- non basta la ripetizione di condotte criminose ad integrare il suddetto reato, ma è necessario che da tali comportamenti ne sia derivato nella vittima uno stato perdurante di ansia e paura.

Agganciandoci sempre a tale pronuncia si precisa, pertanto, che tale reato non è escluso dalla presenza di una crisi conflittuale all’interno della relazione di coppia tra due coniugi o conviventi, essendo tale circostanza assolutamente inidonea a escludere o ridurre la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza del reato in questione, come del resto può evincersi dal secondo comma della norma incriminatrice – art.612 bis c.p.- che prevede la circostanza aggravante della commissione di tale reato in presenza di rapporti di coniugio o di pregressi rapporti affettivi tra le parti.

VOLONTA’ DEL SOGGETTO AGENTE

Si precisa, inoltre, che ai fini dell’integrazione di tale ipotesi di reato è sufficiente che lo stalker agisca con dolo generico, ossia con la volontà di porre in essere condotte di minaccia o molestia, con la consapevolezza che le stesse produrranno ai danni della vittima almeno uno degli eventi dannosi puniti.

In conclusione può, dunque, affermarsi che lo scopo della normativa, è chiaramente quello di tutelare le vittime che a causa dello stalking hanno alterato in maniera significativa la propria vita e le proprie abitudini nella quotidianità.

COME PROVARE DI ESSERE STATA OGGETTO DI STALKING?

Per provare lo stalking, la vittima non ha bisogno di dimostrare con certificati medici lo stato di ansia e timore provocatole dallo stalker.

È quanto affermato, recentemente, dalla V Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, che ha ritenuto sufficiente per condannare un uomo che perseguitava la sua ex compagna, la prova dei fatti persecutori fornita attraverso le testimonianze di terzi, i racconti della vittima e i tabulati telefonici che dimostravano le telefonate effettuate in maniera ripetuta ed insistente (Cass sent. n. 20531 del 19.05.2014).

Pertanto, la persona offesa potrà, in primo luogo provare la sussistenza di tale reato, facendo affidamento sulle proprie dichiarazioni, a condizione che la vittima sia credibile e che i suoi racconti siano attendibili.

In secondo luogo, la prova potrà essere data tramite le dichiarazioni di testimoni che hanno assistito agli episodi di stalking e ne hanno udito lo svolgimento, ovvero mediante l’esibizione dei messaggi e delle mail minacciose ricevute o dei tabulati telefonici, delle registrazioni delle telefonate etc.

Non è invece richiesta la prova del turbamento dello stato psicologico che le condotte dello stalker hanno provocato nella vittima, in quanto basta la prova dei fatti, in quanto persecutori, per fare scattare la condanna per reato di stalking.

Per ulteriori informazioni in merito o per una consulenza con un nostro legale contattaci al n. 091/585864, ovvero manda una mail a info@studiolegaleacp.it ovvero ancora su skype, aggiungendo l’account studiolegaleacp, un nostro esperto sarà a tua completa disposizione.

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