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L’alterazione del decoro architettonico, che caratterizza la fisionomia dell’edificio, è une delle questioni centrali tanto in ambito assembleare, quanto a livello giudiziario, che genera incertezze e contrasti in materia condominiale.
Ai sensi dell’art. 1117 c.c., il decoro architettonico è un bene comune e il singolo condomino è legittimato ad agire in giudizio per la richiesta della rimozione delle modifiche apportate da altri condomini considerate abusive e pregiudizievoli.
(Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza n. 28465/19; depositata il 5 novembre)

L’alterazione del decoro architettonico deve essere contestata? La vicenda

L'alterazione del decoro architettonico può essere contestata? Risponde lo studio legale acp

Da un punto di vista concettuale la Cassazione afferma che per decoro ” deve intendersi l’estetica del fabbricato data dall’insieme delle linee e delle strutture che connotano lo stabile stesso e gli imprimono una determinata, armonica fisionomia ed una specifica identità ” (Cass. 851 del 2007).
L’alterazione del decoro può essere contestata.
Nel caso di specie la proprietaria di un immobile, dinanzi al Tribunale di Napoli, ha citato in giudizio gli usufruttuari e la proprietaria del “porticato” situato nel medesimo edificio condominiale e confinante con il proprio appartamento chiedendo la rimozione della struttura in legno e del casotto realizzati dai convenuti in violazione dell’art. 1102, comma 2, c.c. e del regolamento ​ condominiale che vieta le modifiche che alterino l’aspetto architettonico dell’immobile. Il Tribunale ha rigettato non solo la domanda ma anche la richiesta di rimozione delle grate in ferro collocate dall’attrice sulle proprie finestre.
La decisione è stata ribaltata in appello e la vicenda è giunta all’attenzione della Corte di Cassazione.

Decoro architettonico: cosa dice la giurisprudenza?

Il codice civile disciplina le innovazioni, vietando quelle che alterano il decoro architettonico in base l’art. 1120, secondo comma, c.c. Le modificazioni sono invece disciplinate dall’art. 1102 c.c.
Le prime consistono in opere di trasformazione della cosa comune che risulta alterata nella sua funzione e destinazione originaria, mentre le seconde riconoscono le facoltà al condomino, nei limiti di cui alla norma citata, di trasformare per ottenere una migliore e razionale utilizzazione della cosa. In tal senso, il regolamento può individuare tale limite nel decoro architettonico dell’edificio attribuendo una definizione più rigorosa rispetto a quella contenuta nell’art. 1120 c.c. e supposta dall’art. 1102 c.c.
 

Caso di contestazione dell'alterazione del decoro architettonico spiegato dallo studio legale acp

La Corte, uniformandosi alla giurisprudenza, ha ritenuto che le modificazioni apportate da uno dei condomini alle parti comuni comportino una violazione del divieto del regolamento rendendo le opere abusive per il decoro architettonico dell’edificio. Il singolo condomino è cosi legittimato ad agire in giudizio per la tutela della cosa comune.
Il Collegio precisa «il decoro architettonico, che caratterizzi la fisionomia dell’edificio condominiale, è un bene comune, ai sensi dell’art. 1117 c.c., il cui mantenimento è tutelato a prescindere dalla validità estetica assoluta delle modifiche». Il giudice di merito, il quale è chiamato a valutare l’impatto dell’innovazione sul decoro architettonico, deve adottare criteri di maggiore o minore rigore in base alle caratteristiche dell’edificio e deve accertare che l’alterazione sia di non trascurabile entità tale da provocare un pregiudizio estetico dell’insieme suscettibile di valutazione economica.

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