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Lo studio legale acp per l'impugnazione del licenziamento

Impugnazione del Licenziamento: Come Procedere?

A molti purtroppo sarà capitato di non ritenere validi i motivi del licenziamento e di voler contestare la decisione del datore di lavoro; ma come fare?

Ci occupiamo in questo articolo dell’impugnazione del licenziamento, ovvero dell’atto con cui il lavoratore manifesta la volontà di contestare il licenziamento. Iniziamo parlando brevemente dei metodi con cui il datore di lavoro può porre termine al rapporto di lavoro, per poi analizzare i termini e le modalità con cui impugnare il licenziamento.

Come può avvenire il licenziamento?

Come sappiamo tutti, il licenziamento è l’espressione della volontà del datore di lavoro di porre fine al rapporto di lavoro con il proprio dipendente. Si parla, invece, di dimissioni nel caso in cui sia il dipendente a voler recedere il contratto di lavoro.

In entrambi i casi, la comunicazione deve essere fatta tramite lettera di licenziamento, o lettera di dimissioni; la comunicazione orale non ha assolutamente alcuna valenza.

Parlando di licenziamento, esso può avvenire con o senza preavviso.

Il licenziamento con preavviso viene comunicato in anticipo (il preavviso è fissato dai contratti collettivi) ed il dipendente può continuare a lavorare fino alla scadenza. Il dipendente tuttavia ha la possibilità di interrompere il rapporto di lavoro nel momento in cui riceve l’avviso di licenziamento, ma in tal caso dovrà all’azienda l’indennità di preavviso, la quale verrà detratta dall’ultima busta paga.

Il licenziamento senza preavviso, cioè con valenza immediata, prevede che sia il datore di lavoro a corrispondere un indennizzo al dipendente, tranne che nei casi di “licenziamento per giusta causa” (ossia per il verificarsi di avvenimenti gravi da impedire la normale prosecuzione del rapporto di lavoro).

Qualsiasi sia la modalità con cui avviene il licenziamento, il lavoratore ha diritto a contestare questa decisione – qualora la ritenga illegittima – e quindi di impugnare il licenziamento.

Quali sono i termini entro i quali avviare l’impugnazione del licenziamento?

E’ importante rispettare i termini previsti per legge entro i quali avviare l’impugnazione del licenziamento. Qualsiasi impugnazione inoltrata allo scadere dei termini NON avrà alcun valore, anche in caso di licenziamento palesemente ed oggettivamente illegittimo. I termini per l’impugnazione si articolano in due fasi, una stragiudiziale ed una giudiziale.

Impugnazione stragiudiziale

L’impugnazione stragiudiziale deve avvenire entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta di licenziamento: il dipendente deve a sua volta inviare una raccomandata con avviso di ricevimento con cui contesta il licenziamento. L’impugnazione stragiudiziale può essere fatta direttamente dal lavoratore, oppure dal suo legale – purché sottoscritta dall’interessato – o dall’associazione sindacale a cui il dipendente è iscritto. In questa sede non è necessario indicare i motivi per cui si ritiene illegittimo il licenziamento, basta semplicemente manifestare la volontà di contestare la decisione del datore di lavoro.

Impugnazione giudiziale

L’Impugnazione giudiziale deve essere presentata entro 180 giorni dall’invio della lettera di contestazione. Il dipendente deve avviare la causa contro il datore di lavoro, depositando l’atto di ricorso presso la cancelleria del tribunale ordinario competente sul territorio, alla sezione lavoro. Se l’impugnazione giudiziale non avviene entro i termini previsti, verrà ritenuta nulla anche l’impugnazione stragiudiziale.

In alternativa, sempre entro un termine massimo di 180 giorni dall’invio della lettera di contestazione, il lavoratore può richiedere un tentativo di conciliazione presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL). Se la controparte non si presenta, si potrà procedere alla fase giudiziale entro 60 giorni. Se invece la controparte si presenta, ma non si raggiunge un accordo, si può passare alla fase giudiziale entro un periodo di 180 giorni. Infine, nel caso in cui si raggiunga un accordo tra le due parti, si eviterà di procedere con la fase giudiziale.

Quali sono gli esiti dell’impugnazione del licenziamento?

Il giudice del lavoro, una volta depositato il ricorso, fissa l’udienza nei 40 giorni successivi. Il dipendente dovrà comunicare la data al datore di lavoro almeno 15 giorni prima dell’udienza, in modo da dargli il tempo di presentare le prove a favore della propria decisione.

Il giudice, dopo aver ascoltato le parti e consultato le prove, emette un’ordinanza di accoglimento o rigetto della domanda.

Qualora il Giudice accolga la domanda del dipendente, metterà in atto le forme di tutela per i lavoratori previste dal Jobs Act; queste prevedono un indennizzo economico commisurato all’anzianità di servizio.

Il reintegro è ormai più difficile da ottenere ed è previsto per i casi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo in cui il Giudice riconosce l’insussistenza della ragione disciplinare, oppure per i casi di licenziamento discriminatorio, nullo o intimato in forma orale. Il reintegro è comunque accompagnato da un rimborso economico calcolato in base all’ultima busta paga e valido per il periodo che va dal licenziamento al reintegro effettivo.

Per i casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo – quindi per ragioni economiche – non è previsto il reintegro ma solo l’indennizzo economico; questo avviene anche nel caso in cui il Giudice rilevi l’insussistenza delle motivazioni.

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