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In quali casi si può licenziare un invalido?

 
Si può licenziare un invalido? Una recente sentenza della Cassazione (Cass., 16 luglio 2019, n. 19025) ha dato la possibilità di confrontarsi ancora una volta con la tematica del licenziamento per invalidità fisica sopravvenuta, dettando una serie di norme comportamentali per il datore di lavoro. Le regole da osservare si applicano in due casi: 1) il dipendente non può più adempiere alle consuete mansioni; 2) il dipendente non può più svolgere le precedenti mansioni ma è in grado di svolgerne altre, non perdendo completamente la propria capacità lavorativa.
 

Quando si può licenziare un invalido?

Lo studio acp tratta i casi nei quali si può licenziare un invalido

Si può licenziare un invalido? Di seguito due casi in cui è presente invalidità da handicap e assenza dal lavoro
 
Nel caso in cui l’ inidoneità fisica successa dipende da una condizione di handicap , il datore di lavoro è tenuto a provvedere a degli adattamenti organizzativi, nei limiti della ragionevolezza, al fine di permettere al dipendente di continuare l’attività lavorativa senza rischiare il licenziamento. Solo se questi ultimi tentativi risultano inefficaci e impossibili da realizzare il licenziamento diventa legittimo.
 
Assenza dal lavoro
Se la sopravvenuta inidoneità porta il dipendente ad assentarsi dal lavoro per motivi di cure e convalescenza, tale assenza non può superare il periodo prestabilito dal contratto collettivo,nazionale (cosiddetto “ comporto ”). Oltrepassato questo limite può scattare il licenziamento non come effetto automatico, ma subordinato sempre alla volontà del datore che potrebbe anche rinunciarvi.
 
Se invece la malattia è stata causata da un infortunio sul lavoro, dovuto a mancanza di misure adeguate alla tutela della sicurezza in azienda, il lavoratore ha diritto ad assentarsi “a tempo indeterminato”, fino a guarigione senza incorrere in licenziamento. Inoltre, non valgono le regole sul comporto.
 

Licenziamento per invalidità sopravvenuta: quali sono le regole da seguire? Assenza di idoneità fisica alla mansione e licenziamento per giustificato motivo oggettivo

In quali casi si può licenziare un invalido? Risponde lo studio legale acp

Il licenziamento per invalidità sopravvenuta non è automatico. L’inabilità per le mansioni precedentemente svolte non è causa diretta di licenziamento. Prima di procedere al licenziamento infatti, – in questo caso “licenziamento per giustificato motivo oggettivo”- il datore di lavoro è tenuto a verificare se sussistono all’interno dell’organizzazione aziendale delle posizioni idonee per le capacità residue del dipendente. Ciò viene chiamato dalla giurisprudenza repêchage o “ripescaggio” da parte del datore di lavoro. Il repêchage è possibile solo se il soggetto in questione non abbia perso completamente la propria capacità lavorativa. Questa rientra tra le prime regole dettate dalla sentenza della Cassazione.
Il datore di lavoro è obbligato a tentare il repêchage fino a quando vi siano posizioni alternative disponibili utili all’azienda e non occupate già da altri dipendenti. In questo caso si incontra un’altra regola dettata dalla Cassazione: la verifica della possibilità di una diversa mansione per il lavoratore è limitata  dall’assetto organizzativo «insindacabilmente stabilito dall’imprenditore». In altre parole non sono consentite richieste, anche minime, al datore di lavoro di modifiche organizzative per consentire al dipendente, divenuto inidoneo alle originarie mansioni, di continuare la sua collaborazione lavorativa.
 
Quali mansioni possono essere svolte dal dipendente inabile?
 
Se la possibilità di assegnare al dipendente una diversa attività ricollocabile alle mansioni in precedenza assegnategli o ad altre equivalenti risulta impossibile, il datore deve offrire al dipendente anche mansioni di grado inferiore per non incorrere nell’invalidità del licenziamento.
 

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