Infortunio al di Fuori dell'Edificio Scolastico | Chi ne è responsabile?

Non appena un bambino o un ragazzo vengono iscritti ed ammessi in un istituto scolastico, si instaura un vincolo negoziale per cui il personale scolastico è tenuto a vigilare sull'incolumità dell'alunno sia all'interno della scuola sia negli edifici messi a disposizione per eseguire determinate prestazioni.

Questa regola è ormai ampiamente conosciuta e data per scontata, ma fino a dove arriva la responsabilità del personale scolastico? Quando realmente inizia e finisce la responsabilità della scuola?

La responsabilità scolastica: cenni generali

Iniziamo distinguendo le due tipologie di responsabilità che ricadono sulla scuola intesa come istituzione - pubblica o privata che sia - in caso di danni subiti dagli alunni: si tratterà di responsabilità contrattuale se i personale scolastico non ha vigilato sulla condotta e sulla sicurezza degli alunni; si tratterà invece di responsabilità extracontrattuale - anche detta aquiliana - se viene violato il dovere generico di non recare danno ad altri. Per cercare di spiegare meglio questa differenza che sembra sottile, nella definizione di responsabilità extracontrattuale rientrano i casi di omissione all'obbligo di vigilanza e di omissione degli obblighi di organizzazione, controllo e custodia.

Come sopra accennato,non appena un ragazzo viene ammesso come studente in un istituto scolastico, si instaura un vincolo giuridico tra l'allievo e la scuola, la quale si assume l'obbligo non solo di istruirlo ed educarlo, ma anche di proteggerlo e vigilare sulla sua incolumità fisica. Questo obbligo si estende a tutto il tempo in cui gli alunni fruiscono delle prestazioni scolastiche, cioè dal momento in cui si aprono i cancelli dell'edificio fino al subentro di terzi nella custodia degli alunni.

Ne deriva che, sia in caso di danni provocati all'alunno sia di danni provocati dall'alunno, la responsabilità ricada sulla scuola. In tali circostanze, per legge, il danneggiato è tenuto a fornire le prove che il danno si sia verificato durante le ore di lezione o altre attività legate all'ambiente scolastico; l'istituto scolastico per contro ha l'onere di dimostrare la sua estraneità all'incidente in questione, avendo adottato tutte le misure necessarie ad evitare il danno e che la causa di esso fosse imprevedibile e quindi inevitabile.

La responsabilità al di fuori dell'edificio scolastico

La responsabilità del personale scolastico si estende a tutti gli edifici predisposti all'uso didattico e a tutte le attività ad esso correlate, quindi anche escursioni o gite. Inoltre, l'art. 39 comma 2 del r.d. 965/1924 (abrogato dall'art. 24 d.l. n.112/2008 ed in seguito ripristinato con l'art. 3, comma 1-bis, d.l. n. 200/2008), obbliga i docenti a trovarsi nell'edificio almeno cinque minuti prima dell'inizio dell'attività scolastica e ad assistere all'ingresso e all'uscita da scuola degli studenti.

Ma cosa succede se il danno subito dall'alunno avviene al di fuori dai cancelli dell'edificio? Tecnicamente, sembra lecito pensare che il ragazzo non era ancora a scuola, o ne era appena uscito, quindi la responsabilità del personale scolastico pare essere terminata; è pur vero, tuttavia, che l'alunno minorenne non era adeguatamente vigilato in quel momento. Analizziamo allora la sentenza 21593/2017 della Cassazione relativa proprio alla responsabilità della scuola al di fuori dell'edificio scolastico.

La sentenza 21593/2017

La sentenza 21593/2017 riguarda appunto la responsabilità della scuola in un infortunio avvenuto al di fuori dell'edificio scolastico; nello specifico riguarda la morte di un bambino investito da un autobus di linea al di fuori della scuola.

Per il Tribunale di Firenze la colpa ricade sull'autista del bus, sul Comune e sulla scuola - in proporzioni pari al 40%, 20% e 20% rispettivamente -, i quali erano quindi tenuti quindi a risarcire la famiglia del bambino. La sentenza è stata in seguito confermata dalla Corte d'Appello che aveva anche ridefinito la somma risarcitoria spettante alla famiglia. Tuttavia il Ministero della Pubblica Istruzione, in seguito al rifiuto della sua richiesta d'appello, ha fatto ricorso alla Suprema Corte.

Le motivazioni sostenute la Ministero dell Pubblica Istruzione facevano leva sul fatto che l'incidente era avvenuto al di fuori dell'edificio scolastico. Secondo il Miur, infatti, le attività didattiche erano terminate e l'alunno si trovava all'esterno degli spazi scolastici, quindi in un tempo e in un luogo in cui l'obbligo di sorveglianza non era più applicabile.

Il rigetto del ricorso da parte della Cassazione è motivato invece dall'esistenza ed estensione dell'obbligo di vigilanza fino a quando gli alunni non vengano presi in consegna da terzi - e quindi sottoposti ad altra vigilanza -, siano essi i genitori o persone da essi incaricati, oppure, come in questo caso, gli addetti al trasporto.

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