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Responsabilità medica studio legale avvocato palermo milano napoli trapani

La medicina prima ancora di essere una scienza, è definita una vera e propria arte: non ogni risultato può considerarsi univoco e i rimedi alla malattia non danno mai dei risultati statistici che forniscono la stessa soluzione.

I sanitari sono sempre stati soggetti, in misura maggiore rispetto ad altri professionisti, ad azioni giudiziarie e a domande di risarcimento del danno da parte dei propri pazienti o dei loro familiari.

Ecco che allora si parla di responsabilità medica!

La responsabilità del sanitario sussiste se, attraverso la verifica della sua condotta, si accerta che il professionista sia venuto meno ai propri doveri, vuoi per una mancata o errata diagnosi di una malattia, vuoi per un’errata condotta operatoria.

I dati ISTAT ci dicono che i costi derivanti dai casi di malasanità e dai risarcimenti imposti ai medici o alle strutture sanitarie sono molto ingenti: è un problema che riflette i suoi costi sulla società e che, quindi, il Legislatore ha cercato più volte di risolvere.

Oggi, la Legge 8 marzo 2017 n° 24, meglio nota come riforma Gelli, recante ”Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” , ha ridefinito i rapporti di equilibrio tra sanitari e pazienti, nell’ambito di un’eventuale contestazione sorta a seguito della condotta del professionista.

Sul piano civile, la precedente riforma (c.d. Legge Balduzzi), non era riuscita a fare chiarezza sull’esatta qualificazione da attribuire alla responsabilità del medico.

La nuova legge Gelli, fa tacere ogni dubbio in materia, qualificando espressamente la responsabilità del sanitario come responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 cod.civ.) e quella della struttura medica, invece, come contrattuale (ex art. 1218 cod. civ ), con il conseguente diverso regime sul piano delle prove.

Quali sono le novità?

Con la riforma Gelli, è stato abrogato l’art. 3 della Legge Balduzzi, il quale prevedeva l’esenzione di responsabilità dell’ “esercente la professione sanitaria” in tutti i casi in cui, in sede di risarcimento, la colpa veniva considerata di lieve entità.

In secondo luogo, la nuova riforma non prevede alcuna distinzione nel comportamento negligente del medico, con riferimento ai casi di omicidio e lesioni, mentre continua a prevedere come

destinatari nell’ambito degli “esercenti le professioni sanitarie”, sia i medici, che gli altri operatori sanitari, quali infermieri e radiologi.

Uno dei punti cardine della nuova disciplina è sicuramente il nuovo art. 590-sexies c.p., da considerarsi il pilastro di questa riforma in materia penale; precisamente, il secondo comma di questa disposizione prevede che la punibilità del sanitario è esclusa laddove concorrano i seguenti fattori:

  1. a) la realizzazione dell’evento “a causa di imperizia”;
  2. b) il rispetto delle “raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge”, ovvero delle buone pratiche clinico assistenziali, laddove difettino linee guida pertinenti;
  3. c) “l’adeguatezza delle linee guida alle specificità del caso concreto”.

Quali sono quindi gli obiettivi della legge Gelli?

La riforma mira a ridurre il contenzioso, civile e penale, sulla responsabilità medica e a garantire maggiore tutela risarcitoria nei confronti del paziente.

Tuttavia una riflessione è dovuta.

Nonostante i migliori auspici a cui la legge sembra mirare, infatti,  sembra lecito interrogarsi sulle difficoltà e i limiti a cui andranno incontro i pazienti danneggiati (o i loro familiari) nell’accertamento della responsabilità del sanitario.

Pertanto, ci si chiede come mai come questa riforma-  inizialmente finalizzata a tutelare il paziente danneggiato nei sui diritti e bisogni – si sia poi orientata, invece, verso la maggiore salvaguardia del sistema sanitario.

Solo la applicazione pratica potrà fornire le risposte necessarie.

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