Contattaci per una consulenza +39 091 58 58 64 o per email info@studiolegaleacp.it
Seguici sui Social Network
Contattaci per una consulenza +39 091 58 58 64 o per email info@studiolegaleacp.it
Seguici sui Social Network

Il cosiddetto “decreto salva banche” ha introdotto una procedura rapida per incentivare gli istituti di credito a concedere finanziamenti. Il D.L. 3 maggio 2016 n. 59 introduce due importanti innovazioni: l’introduzione nel nostro ordinamento del pegno non possessorio e la codificazione di una specifica versione del cosiddetto patto marciano.

Prima del D.L. n. 59/2016, si definiva “patto marciano” qualsiasi contratto con cui creditore e debitore si accordassero in modo tale che, in caso d’inadempimento del debitore, il creditore acquisisse la proprietà di un dato bene di proprietà del debitore, con l’obbligo però del creditore di corrispondere al debitore la differenza tra l’importo del proprio credito e il valore del bene oggetto della garanzia.

Si trattava di un contratto poco utilizzato ma sicuramente lecito, poiché non lesivo del divieto di patto commissorio (previsto dall’articolo 2744 del Codice civile) e cioè del patto con il quale il creditore diviene proprietario di un bene del debitore inadempiente, senza corrispondere a quest’ultimo l’eventuale differenza tra il valore del bene in questione e il valore del debito.

 

In poche parole: se il creditore non paga, il bene è trasferito alla banca.

Quest’ultima, a sua volta, lo può tenere oppure vendere direttamente al fine di compensare il proprio credito, “senza dover quindi avviare una procedura esecutiva giudiziale”.

Gli immobili coinvolti.

L’immobile oggetto di garanzia può essere di qualsiasi natura (terreno, fabbricato strumentale, fabbricato abitativo), con l’unica eccezione che non può trattarsi dell’abitazione principale del datore di ipoteca, del suo coniuge o di suoi parenti e affini entro il terzo grado.

L’obbligo di versare la differenza.

Come detto, per la operatività del Patto Marciano è però fondamentale che la banca versi al debitore la differenza tra l’importo del proprio credito e il valore dell’immobile venduto.

Ma come funziona il tutto da un punto di vista procedurale?

Una volta verificato l’inadempimento, la banca creditrice deve notificare all’impresa debitrice finanziata la dichiarazione di voler far scattare gli effetti del trasferimento di proprietà. Trascorsi 60 giorni il creditore (chiederà quindi al Tribunale di nominare un perito che effettui la stima dell’immobile e comunichi il valore agli interessati. In tal momento si concretizza il passaggio di proprietà dal datore di ipoteca alla banca, sempre che il valore sia inferiore al debito. Se invece è superiore il passaggio avverrà nel momento in cui la banca corrisponderà al debitore la differenza tra il valore dichiarato dalla perizia e il debito.

Quando scatta la fattispecie dell’inadempimento?.

La norma sul punto dispone:

– quando, in caso di rate mensili, si ha un mancato pagamento per oltre sei mesi dalla scadenza di almeno 3 rate, anche non consecutive.

– quando si tratta di ammortamento a rate di durata superiore alla mensilità e si verifica il mancato pagamento anche di una sola rata.

– In caso di prevista restituzione in un’unica soluzione a una data di scadenza, qualora si verifichi il ritardo di sei mesi rispetto a quando la somma doveva essere restituita.

Questo il nuovo quadro sancito dal D.L.  n. 59/2016 che vale non solo per i nuovi mutui che verranno stipulati d’ora in poi ma anche per quelli in corso per i quali la nuova modalità normativa venga esplicitamente pattuita per atto notarile.

Per ulteriori informazioni in merito o per una consulenza contattaci al n. 091/585864, ovvero manda una mail a info@studiolegaleacp.it ovvero ancora su skype, aggiungendo l’account studiolegaleacp, un nostro esperto sarà a tua completa disposizione.

Leave a Reply