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Legge 104, il lavoratore “furbetto” può essere licenziato

È legittimo il licenziamento del lavoratore che utilizza i giorni di permesso della Legge 104 per usi inpropri: l’ha stabilito la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 17102/21 depositata il 16 giugno scorso.

La sentenza è stata emessa a seguito del ricorso presentato da un lavoratore, licenziato in quanto sorpreso ad utilizzare i due giorni di permesso – concessi per assistere la madre – per fare la spesa e andare poi al mare con la sua famiglia.

legge 104

La Legge 104 e il licenziamento del lavoratore

Ma cosa dice, nello specifico, la Legge 104? È una legge pensata per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone portatrici di handicap. Si rivolge ai disabili, dunque, ma anche ai loro familiari e caregiver. Nello specifico, i familiari del disabile hanno diritto (in caso di assenza di ricovero) a tre giorni di permesso ogni mese. Un permesso retribuito e coperto da contributi, che può essere riconosciuto al genitore/coniuge/partner dell’unione civile/parente o affine entro il secondo grado della persona portatrice di handicap.

Nella vicenda in questione, l’azienda (Poste Italiane spa) licenziava un dipendente che – in permesso per la Legge 104 – era stato sorpreso da un investigatore privato, assunto dalla stessa azienda, mentre faceva la spesa e andava poi al mare con tutta la famiglia. Un’attività ben diversa, dunque, rispetto all’assistenza della madre. Il Tribunale riteneva leggittimo il controllo da parte dell’investigatore privato, e dava ragione all’azienda: il cambio di residenza della donna, trasferitasi presso l’abitazione del figlio, è stato giudicato irrilevante. Il motivo? Tale cambio non era mai stato comunicato all’azienda, se non dopo le contestazioni disciplinari, con conseguente impossibilità per il datore di lavoro di svolgere i controlli necessari.

I giudici d’Appello giudicavano legittimo il licenziamento, in quanto quella commessa dal lavoratore era una violazione dolosamente grave, “tale da non consentire la prosecuzione del rapporto e da reputare lecito l’utilizzo di attività investigativa in relazione alla verifica della sussistenza di atti illeciti compiuti dai dipendenti durante la fruizione di un permesso”.

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La decisione della Corte di Cassazione

Il lavoratore ha scelto dunque di fare ricorso alla Cassazione, che ha dato però ragione a Poste Italiane spa.

I magistrati hanno infatti giudicato legittimo il controllo del lavoratore al di fuori del luogo di lavoro, in quanto volto a verificare l’utilizzo illecito del permesso ex Legge 104. Il suo comportamento è infatti stato ritenuto molto grave, proprio per la natura della Legge 104. La norma stabilisce infatti che l’assenza dal lavoro deve porsi in relazione causale diretta con lo scopo di assistenza al disabile. Violare tale pricipio è  un abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buonafede sia nei confronti del datore di lavoro che dell’ente assicurativo.

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