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Quando si usa la parola mobbing ci si riferisce al caso in cui il datore di lavoro ponga una pluralità di comportamenti, tra loro uniti da uno scopo unitario, che producono un effetto vessatorio nei confronti del dipendente. Questo può esplicarsi con comportamenti di varia natura come, ad esempio, l’attribuzione al lavoratore di mansioni inferiori rispetto a quelle svolte da contratto o l’abuso di procedimenti disciplinari, o ancora ingiurie, diffamazione, percosse, lesioni, violenza privata, minacce, molestie sessuali etc.

Come noto, il mobbing non è definito da una norma di legge ma è elaborato dalla giurisprudenza sviluppatasi negli ultimi anni che lo ritiene sussistente quando ricorrono i seguenti requisiti:

  1. una serie di comportamenti di carattere persecutorio– illeciti o anche leciti se considerati singolarmente – che, con intento vessatorio, siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi;
  2. l’evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente;
  3. il nesso causale tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità;
  4. l’elemento soggettivo, cioè l’intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.

Esempi di mobbing:

  • situazioni di emarginazione, demansionamento, inattività obbligata, denigrazione, dequalificazione, discriminazione professionale: ossia il cosiddetto terrorismo psicologico;
  • brusca e improvvisa interruzione della carriera professionale; ambiente di lavoro ostile; umiliazioni e pressioni psicologiche comportanti sofferenze morali, danni alla vita di relazione ed esaurimento nervoso.

La tutela civile per il lavoratore mobbizzato

Il lavoratore leso può ottenere tutela, dinnanzi al Giudice del Lavoro, purchè si riesca a provare la condotta lesiva del mobbizzante, il danno da questa provocato alla vittima ed il nesso di causalità con la predetta condotta, ossia che il danno lamentato dalla vittima sia stato determinato dalla condotta mobbizzante.

Quali tipi di danni sono risarcibili in caso di mobbing?

Il lavoratore che denuncia il proprio datore di lavoro o i colleghi per mobbing può ottenere il risarcimento del danno soltanto se fornisce la prova certa dell’intento persecutorio che lega le varie condotte vessatorie subite.

A tal riguardo, è opportuno precisare che non vi è un automatico risarcimento del danno, conseguente ad ogni pregiudizio, che si verifica nella sfera economica o psicofisica della vittima, il risarcimento spetta solamente nelle ipotesi in cui vi sia un preciso inadempimento ad un obbligo contrattuale ovvero una violazione del generale principio del neminem laedere, che incontra il suo riferimento principale nell’art. 2043 c.c.

A seconda delle modalità con cui viene posto in essere, il mobbing può produrre un danno patrimoniale e/o un danno non patrimoniale.

Quanto al  danno patrimoniale, le ipotesi più frequenti da mobbing sono:

  • il danno emergente (determinato, ad esempio, dalle spese mediche e cure sostenute a causa della malattia psico-fisica ingenerata dagli attacchi mobbizzanti);
  • il danno da lucro cessante (prodotto dai possibili riflessi negativi dovuti alla riduzione della capacità di lavoro, e quindi di produrre reddito, o alla perdita di chances);

Del danno non patrimoniale, una considerazione particolare deve essere poi concessa alle voci del danno esistenziale e del danno morale, ciò perché nelle ipotesi di mobbing ci si trova di fronte prima di tutto ad una lesione della sfera personale della vittima (art 2087 c.c.) che, a differenza di quella  psico-fisica- è sempre presente.

Proprio la mancanza di una normativa specifica ha fatto in modo che sia la giurisprudenza di merito che quella di legittimità abbiano ravvisato nel mobbing ipotesi di responsabilità contrattuale derivante dal mancato adempimento dell’obbligo stabilito dall’art. 2087 c.c., talvolta in concorso con la responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c.

Se pensi di essere stato vittima di mobbing sul lavoro, contattaci al n. 091/585864, ovvero manda una mail a info@studiolegaleacp.it ovvero ancora su skype, aggiungendo l’account studiolegaleacp.

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