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L’operatore sanitario rifiuta il vaccino: le ferie forzate sono legittime

Se l’operatore sanitario rifiuta il vaccino, il datore di lavoro può metterlo in ferie forzate. È quanto stabilito dal Tribunale di Belluno, con la sentenza depositata il 19 marzo scorso.

Mettendo in ferie i dipendenti che non hanno voluto vaccinarsi, infatti, il datore di lavore ha tutelato la salute degli altri dipendenti. Ma anche dei pazienti. Nessun illecito, dunque: il suo comportamento è legittimo.

L'operatore sanitario rifiuta il vaccino
Foto di Pixabay

L’operatore sanitario rifiuta il vaccino – La vicenda

Con lo scoppio della pandemia prima, e l’avvento dei vaccini poi, gli obblighi per il dipendente sono stati messi sotto i riflettori. È successo con l’obbligo d’indossare la mascherina, sta succedendo con il dovere di vaccinarsi.

La vicenda in questione ha per protagonisti 10 operatori sanitari che, lo scorso febbraio, rifiutavano il vaccino. I vertici della struttura sanitaria decidevano dunque di metterli in ferie, al fine di tutelare colleghi e pazienti. I lavoratori ricorrevano in Tribunale, ma i giudici non accoglievano la loro opposizione. Secondo l’articolo 2087 del Codice Civile, “l’imprenditore è tenuto ad adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Il vaccino, in particolare, come ormai noto, è indispensabile per evitare la diffusione del Covid-19. Lo dimostra la diminuzione dei decessi e dei ricoveri nei Paesi che sono a buon punto con la campagna vaccinale (ma anche nelle fasce di popolazione che in Italia si sono viste somministrare il siero).

L'operatore sanitario rifiuta il vaccino

La decisione del Tribunale

Se l’operatore sanitario rifiuta il vaccino, imporgli le ferie è legittimo. A fare la differenza è infatti proprio il lavoro svolto. Gli operatori in questione svolgono mansioni che prevedono il contatto con altre persone: senza vaccino, esporrebbero dunque i loro colleghi ed i pazienti ad un elevato rischio di contagio e di infezione.

“La permanenza nel luogo di lavoro dei dipendenti non vaccinati comporterebbe per il datore di lavoro la violazione dell’obbligo che gli impone di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei suoi dipendenti”, osserva il Giudice. Senza contare che il vaccino (attualmente offerto solo al personale sanitario e scolastico e non anche al personale di altre imprese, stante l’attuale scarsità per tutta la popolazione) costituisce una misura idonea a tutelare l’integrità fisica degli individui a cui è somministrato, prevenendo l’evoluzione della malattia.

Il Codice Civile prevede per il lavoratore il diritto ad un periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro. A prevalere, nel caso in questione, è però la necessità per il datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie alla tutela dei suoi dipendenti. Misure, queste, che possono comprendere anche l’allontanamento dell’operatore sanitario che rifiuta il vaccino.

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