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Il Protesto: Cos’è, Cosa Comporta e Cosa fare

Il protesto: cos’è, cosa comporta e quali sono i rimedi

Cosa succede se non si onora un titolo di credito? Cosa comporta il protesto? Com’è possibile rimediare?

In questo articolo cerchiamo di dare una risposta chiara ed esauriente a queste domande, definendo cos’è protesto, quali sono le sue conseguenze e  i percorsi di riabilitazione che il protestato può intraprendere.

Che cos’è il protesto?

Con protesto si intende l’atto pubblico formale tramite il quale un notaio, un ufficiale giudiziario o un segretario comunale dichiarano il mancato pagamento, o la mancata accettazione, dei titoli di credito.

Con titoli di credito si intendono i documenti contenenti la promessa di effettuare una prestazione – in questo caso un pagamento – a favore del soggetto che lo riceve.

I titoli di credito utilizzati per effettuare un pagamento sono tre: la cambiale, il vaglia e l’assegno (bancario, circolare o postale).

Quali sono i termini del protesto?

I termini del protesto variano a seconda del titolo di credito in questione:

– per quanto riguarda le cambiali, se la scadenza è a vista il protesto va effettuato entro un anno dall’emissione; se invece la scadenza è determinata, bisogna procedere entro uno o due giorni feriali dalla data della scadenza.

– per gli assegni circolari, il termine è di 30 giorni dalla loro emissione. Parlando di assegni bancari, la richiesta di protesto deve essere effettuata entro 8 giorni se l’assegno è pagabile nello stesso Comune in cui è stato emesso, entro 15 giorni se l’assegno è pagabile in un Comune diverso.

Quali conseguenze comporta il protesto?

Una volta effettuato, il protesto viene trasmesso al Presidente della Camera di Commercio competente per il territorio, che provvederà alla sua pubblicazione nell’Elenco Ufficiale dei Protesti entro i 10 giorni successivi. Si tratta di un elenco pubblico, aggiornato mensilmente, il cui scopo è tutelare tutti coloro che hanno – o intendono avere – rapporti economici con il protestato.

Il protesto e il suo inserimento nell’Elenco Ufficiale comportano l’azione di regresso e l’interruzione della prescrizione del debito.

Quali sono i rimedi al protesto?

Per rimediare a questa situazione, il protestato potrà intraprendere due strade, a seconda che il protesto riguardi un assegno o una cambiale. In ogni caso, tuttavia, è bene agire il più celermente possibile, così da evitare ulteriori provvedimenti.

Assegni

Per quanto riguarda gli assegni, l’interessato ha 60 giorni di tempo per provvedere al pagamento della somma, a cui viene aggiunta una penale. In caso di mancato pagamento entro questo termine, l’Ufficiale Giudiziario che ha effettuato il protesto dovrà inviare alla Prefettura competente sul territorio il nominativo del soggetto. La Prefettura quindi stabilirà innanzitutto una sanzione monetaria e segnalerà poi il fatto alla Banca d’Italia per l’inserimento del debitore nella CAI (Centrale di Allarme Interbancaria); come conseguenza, l’interessato non potrà più emettere assegni per i 6 mesi successivi all’inserimento.

Una volta effettuato il pagamento, la normativa non prevede la cancellazione immediata del protesto, ma bisognerà presentare un’istanza di riabilitazione al Presidente del Tribunale della provincia di residenza. A seguito di ciò, trascorso un anno dalla “levata del protesto” e nel caso in cui il debitore non abbia subito un altro protesto, si potrà presentare un’istanza all’Ufficio Protesti per ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti.

Cambiali

Per quanto riguarda le cambiali, invece, il debitore potrà provvedere al pagamento entro un anno, e chiedere così la sua cancellazione dall’Elenco Ufficiale dei Protesti, presentando un’istanza all’Ufficio Protesti della Camera di Commercio di riferimento.

Nel caso in cui il pagamento venga effettuato oltre il termine di un anno, la cancellazione dal registro sarà possibile solo dopo l’ottenimento della riabilitazione.

In entrambi i casi, una volta trascorsi 5 anni dal termine di protesto, questo verrà cancellato automaticamente.

Come si svolge il processo di riabilitazione?

La riabilitazione serve a far sì che il protesto venga cancellato dal registro informatico, come se non fosse mai esistito.

Per ottenere la riabilitazione è necessario presentare ricorso al tribunale onorario della provincia di residenza fornendo i dati anagrafici del richiedente, l’originale del titolo protestato, la quietanza liberatoria rilasciata dal creditore che attesta l’avvenuto pagamento e la visura camerale che certifica l’assenza di ulteriori protesti.

Entro 20 giorni dall’istanza, il Presidente del Tribunale decide se accogliere o meno l’istanza. In caso di esito positivo, il Presidente pronuncerà un decreto di riabilitazione con cui autorizza la Camera di Commercio a cancellare il richiedente dal registro informatico dei protesti. Ottenuto il provvedimento di riabilitazione, sarà l’interessato a dover depositare presso l’ufficio protesti della Camera di Commercio una copia autentica; in questo modo si procederà alla cancellazione definitiva.

Se invece l’istanza non viene accolta, il richiedente può fare ricorso alla Corte d’Appello entro i 10 giorni successivi.

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