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Ragazzino in bicicletta investe bimbo di 4 anni: culpa in educando dei genitori?

 

Culpa in educando per madre e padre di un giovane ciclista che ha investito un bimbo di 4 anni. Per i Giudici la colpa consiste nel non avere vigilato sul figlio e nel non avergli fornito una adeguata educazione. I genitori del ciclista devono provvedere al risarcimento danni provocati al piccolo centrato dalla bici.

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza n. 24907/19; depositata il 4 ottobre)

Bimbo investito da un ciclista: culpa in educando dei genitori? Il caso

Bimbo investito da un giovane ciclista: culpa in educando dei genitori?Ne parla lo studio legale acp

La vicenda, verificatasi nel maggio 2003 nella provincia di Napoli, vede coinvolto un bimbo di 4 anni investito, all’interno di un parco, da un ragazzino di 7 anni che guidava una bicicletta. Inevitabile il ricorso giudiziario da parte dei genitori del bambino che ha riportato «una frattura al gomito sinistro» con «postumi permanenti». L’accusa di condotta imprudente ricade sui genitori del piccolo ciclista: i Giudici, prima in Tribunale e poi in Corte d’appello, affermano l’evidente responsabilità della madre e del padre, che vengono perciò condannati a «pagare il risarcimento dei danni» subiti dal bambino riconoscendo loro la ‘culpa in educando’.

La coppia in questione decide cosi di ricorrere in Cassazione.

Investimento bimbo da parte di un giovane ciclista: culpa in educando o condotta in autonoma? La sentenza della Cassazione

Concordi anche i giudici della Cassazione: si tratta di culpa in educando dei genitori del ragazzino che ha investito il bambino mentre era intento a guidare una bicicletta.

Ragazzino in sella a una bici investe bimbo di 4 anni: culpa in educando dei genitori? Lo spiega lo studio legale acp

Si rivela, dunque, inutile il ricorso proposto dal legale della coppia che afferma che «l’illecito» compiuto dal giovane in sella alla propria bici «è stato commesso nella sua sfera di autonomia, la cui attività era sottratta al costante controllo dei genitori». Inoltre risulta essere irrilevante affermare che «l’incidente è avvenuto all’interno di un parco, in bui il bambino svolgeva solite attività di svago» e che quindi «risultava impossibile per i genitori vigilare il figlio».

A fronte di questo dato incontestabile, osservano i giudici della Cassazione, la responsabilità è dei genitori per «non avere impartito al figlio una educazione sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione» e per «non avere svolto una vigilanza adeguata in relazione all’età, all’indole e al carattere del figlio». Considerando anche il tema presentato dalla difesa riguardo la «precoce emancipazione dei minori, frutto del costume sociale», i magistrati spiegano che se il figlio è già emancipato, nonostante la tenera età (7 anni) va comunque ritenuta certa la colpa dei tutori per il comportamento imprudente da lui tenuto. I genitori «hanno l’onere di impartire ai figli l’educazione necessaria per non recare danni a terze persone nella loro vita di relazione» e «debbono rispondere delle carenze educative a cui l’illecito commesso dal figlio sia riconducibile».

 

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