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In questo articolo affrontiamo il tema dell’acquisto di mezzi di locomozione con difetti non risolvibili attraverso interventi di manutenzione, con conseguente risoluzione del contratto d’acquisto.

Lo spunto arriva da una vicenda giunta in Corte di Cassazione che vede coinvolti un motociclista insoddisfatto del proprio acquisto. Nello specifico, egli acquista nel 2011 una potente moto sportiva, che gli viene consegnata dopo quasi 2 anni. 

Immediatamente, l’acquirente riscontra diverse problematiche meccaniche che lo portano a rivolgersi più volte alle officine autorizzate, senza purtroppo arrivare ad una soluzione. In particolare, in un’occasione il cambio della moto si rompe improvvisamente, causando una rovinosa caduta  del motociclista dal mezzo.

In seguito a questo episodio, l’uomo decide di citare in giudizio la concessionaria chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e la restituzione della somma pagata all’acquisto, ovvero 17.000 euro, con l’aggiunta di 7.000 euro a titolo risarcitorio per le spese sostenute e il danno subito.

Risoluzione contratto d’acquisto: la decisione dei giudici

In primo grado i giudici accolgono la richiesta del motociclista, condannando la concessionaria al pagamento della cifra di quasi 18.000 euro e dichiarando il contratto di vendita nullo.

In Appello la situazione cambia e la risoluzione del contratto viene respinta in quanto il compratore, portando il mezzo in riparazione più volte invece che chiedere l’immediata sostituzione, ha accettato di trattenere una moto difettosa senza mai eccepire nulla.

Ma sono i giudici di Cassazione a fare chiarezza definitiva sull’argomento. Questi, infatti, cassano la decisione della Corte d’Appello, avvalorando la prima tesi del Tribunale. 

Facendo riferimento alla disciplina consumeristica, esiste una gerarchia dei rimedi a tutela del consumatore che distingue rimedi primari e rimedi secondari e impone al consumatore di attenersi a tale gerarchizzazione, pur lasciandolo libero di scegliere la soluzione per lui più conveniente.

In questo caso specifico, la motocicletta venduta non era conforme a quanto dichiarato sul contratto. Pertanto, è consentito al compratore chiedere, in un primo momento, la riparazione del bene, e solo qualora ciò non sia possibile, egli è legittimato ad avvalersi dei cosiddetti rimedi secondari. 

In sostanza, l’unico onere imposto al consumatore è che egli si avvalga prima dei rimedi primari e, solo una volta che questi si rivelino non idonei a risolvere il problema, dei cosiddetti rimedi secondari.

Sentenza della Corte di Cassazione del 26 agosto 2022, n. 25417

In breve, non è possibile respingere la richiesta di risoluzione del contratto presentata dal motociclista, perché è evidente e documentato il fatto che siano stati fatti vari tentativi di riparazione che non si sono rivelati idonei a porre rimedio al difetto di conformità riscontrato. 

Inoltre va preso in considerazione che il compratore è dovuto venire incontro a numerosi disagi in seguito all’acquisto, tra cui il più importante è il fatto che è venuto meno lo scopo principale dell’acquisto del mezzo, ovvero l’utilizzo per recarsi al lavoro.

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