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Se la figlia fa la gavetta, il mantenimento è confermato: a dirlo è stata la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 41300 del 22 dicembre scorso. Una sentenza, questa, che ha respinto la richiesta di un papà deciso a non pagare più l’assegno alla figlia.

Se la figlia fa la gavetta il mantenimento è confermato – La vicenda

La vicenda ha per protagonista un uomo, che chiedeva la revoca dell’assegno di mantenimento della figlia. L’assegno, nella misura di 600 euro, andava a favore della figlia nata nel luglio del 1993 e impegnata nella gavetta per diventare giornalista.

La richiesta dell’uomo veniva respinta sia in primo che in secondo grado, poiché la ragazza non aveva colpe per il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica (condizione che invece l’uomo le imputava).

Il figlio maggiorenne perde infatti il diritto al mantenimento quando frequenta l’università senza studiare e senza dare esami e quando, dopo aver concluso il percorso di studi, non si impegna a trovare un lavoro.

Il padre ricorreva dunque in Cassazione, proponendo una nuova tesi.

Se la figlia fa la gavetta il mantenimento è confermato

La decisione della Cassazione

Ai giudici della Suprema Corte, l’uomo portava una tesi opposta: l‘indipendenza economica la figlia l’aveva raggiunta già nel 2013. Inoltre, mostrava le prove di un accertamento dell’Agenzia delle Entrate che gli imputava illegittime detrazioni d’imposta a favore della figlia.

Sebbene il padre sostenesse il raggiungimento dell’indipedenza, tuttavia, secondo i giudici ciò non era corretto: nel 2013 la ragazza aveva percepito un reddito lordo di appena 2.800 euro e, al momento della discussione in Tribunale, la stessa non aveva redditi. La gavetta giornalistica in cui era impegnata le assicurava infatti solamente un rimborso spese.

Da qui, il respingimento della richiesta. Se la figlia fa la gavetta, il mantenimento è confermato. Un padre ha infatti il dovere di sostenere economicamente i suoi figli, se sono impegnati ad affermarsi nella loro professione.

Sul fronte dell’accertamento da parte delle Agenzie delle Entrate, inoltre, i giudici non lo ritenevano rilevante in quanto le prove portate non specificavano l’anno di riferimento e neppure il preciso contenuto dell’indagine.

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