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Altra vittoria per lo Studio Legale ACP in materia di truffe tramite Home Banking

Il nostro studio legale ha riportato un’altra vittoria in materia di risarcimento per truffe tramite Home Banking.

Il 13 dicembre scorso, l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) di Palermo ha integralmente accolto il ricorso presentato da una correntista assistita dall’Avv. Mauro Petracca, vittima di una truffa informatica realizzata tramite Home Banking.

Truffe tramite Home Banking, un inganno sempre più diffuso

Negli ultimi anni, le truffe tramite Home Banking si sono moltiplicate. Dal phishing allo spoofing, fino alla sim swap fraud, le perdite di denaro per i correntisti sono state ingenti. E hanno costretto gli utenti a difendersi.

Molte volte si ricevono SMS o email provenienti apparentemente dalla propria banca: stesso numero telefonico utilizzato per le comunicazioni ufficiali o stesso indirizzo email, dettagli riprodotti fedelmente. Tali SMS o email avvisano di un tentativo di truffa in corso o della fantomatica necessità di provvedere ad un aggiornamento dei propri dati.

Normalmente vi sono link inseriti nel corpo del messaggio che, una volta cliccati, conducono ad un sito in tutto e per tutto identico a quello del proprio istituto di credito (o anche alla propria APP Home Banking), ove viene richiesto di inserire i propri dati.

Una volta inseriti i dati, gli hacker sono in grado di sottrarre le credenziali dell’utente ed utilizzarle al fine di rubare liquidità.

La normativa italiana viene però in soccorso del correntista e prevede che, se tempestivamente denunciata, sia onere degli istituti di credito provare che l’operazione contestata sia stata autenticata e correttamente registrata e contabilizzata. Inoltre, ogni istituto di credito deve dotarsi di un cosiddetto “sistema di autenticazione forte“, e dunque di una procedura basata sull’impiego di due o più dei seguenti elementi: conoscenza, possesso, inerenza.

La vicenda

Nel caso in questione, l’ABF di Palermo, nella sopraindicata decisione, ha evidenziato come “grava sull’intermediario il dovere di adempiere all’obbligo di custodia dei patrimoni della propriaclientela con la diligenza professionale richiesta dall’art. 1176, comma 2 c.c., dovendo predisporre misure idonee ad evitare l’accesso fraudolento a terzi”.

Pertanto, se l’Istituto di credito non è in grado di dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a garantire la sicurezza e la regolarità delle operazioni di pagamento, proprio come avvenuto nel caso di specie, il medesimo non potrà che essere condannato alla restituzione delle somme illecitamente sottratte al correntista.

Nel caso in questione quindi, Poste Italiane è stata condannata alla restituzione dell’intero importo sottratto (pari ad Euro 10.826,98).

Se hai subito una frode informatica contattaci al n. 091585864, o manda una mail a info@studiolegaleacp.it oppure ancora su Skype, aggiungendo l’account studiolegaleacp, un nostro esperto sarà a tua completa disposizione.

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