Contattaci per una consulenza +39 091 58 58 64 o per email info@studiolegaleacp.it
Seguici sui Social Network
Contattaci per una consulenza +39 091 58 58 64 o per email info@studiolegaleacp.it
Seguici sui Social Network

Il Consiglio di stato esclude la responsabilità oggettiva per i proprietari incolpevoli dei siti contaminati.

Con l’ordinanza n. 21 del 25/09/2013 il Consiglio di Stato, in adunanza plenaria, ha introdotto una diversa interpretazione della normativa contenuta nel D.lgs 152/2006 (Titolo V, parte IV del Codice dell’Ambiente) in materia di bonifica dei siti contaminati ed in particolare sugli obblighi e le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

 Il Collegio, infatti, ha stabilito che grava sulla pubblica amministrazione l’obbligo di bonificare i siti contaminati, nel caso in cui il responsabile incolpevole non sia in grado di intervenire.

 L’ordinanza de qua giunge alla fine di un percorso giurisprudenziale particolarmente articolato.

Se, infatti, il vecchio orientamento – basato unicamente sulla ratio della normativa in vigore – escludeva qualsiasi coinvolgimento in ordine alla bonifica del proprietario incolpevole del sito contaminato, le pronunce più recenti di diversi Giudici Amministrativi riconoscevano al proprietario una responsabilità da posizione di tipo oggettivo che imponeva di intervenire nella bonifica del sito pur non avendo contribuito alla contaminazione (ex multis la sentenza n. 2263/2011 del Tar Lazio). Ciò sulla base dei principi comunitari di precauzione e prevenzione, oltre alla responsabilità per danno causato da cose in custodia, prevista dall’art. 2051, Cod. Civ.

 La decisione dell’adunanza plenaria, invece, ha parzialmente sconfessato tale linea interpretativa, confermando che il proprietario non colpevole non è obbligato a provvedere alla bonifica, né deve attuare le misure di messa in sicurezza d’emergenza, a meno che non decida di intervenire volontariamente.

L’unico obbligo previsto dall’articolo 245 del Dlgs 152/2006 per il proprietario incolpevole è quello di attuare le idonee misure di prevenzione al momento della scoperta di una contaminazione, ovvero porre in essere tempestivi provvedimenti volti a contenere e reprimere un evento potenzialmente nocivo per l’ambiente.

 Il Consiglio di Stato – in  questo modo – ha tenuto quasi indenne da oneri e responsabilità il proprietario, purché incolpevole ed estraneo all’evento contaminante, spiegando che una responsabilità di tipo oggettivo non può ricondursi all’articolo 253 del Dlgs 152/2006 – che introduce un onere reale sulle aree bonificate dalla P.A. d’ufficio -, in quanto quest’ultimo individua solo una garanzia patrimoniale limitata al valore dell’area per il rimborso dei costi di ripristino ambientale; né potrebbe applicarsi la responsabilità per i beni tenuti in custodia, perché far riferimento all’articolo 2051 Cod. Civ., stravolgerebbe l’intero impianto normativo previsto dal Codice dell’Ambiente.

 Pertanto, se il responsabile della contaminazione non è individuabile o non è in grado di intervenire, l’obbligo di bonificare grava unicamente sulle spalle della Pubblica Amministrazione.

Tuttavia l’adunanza plenaria ha comunque chiesto alla Corte di giustizia europea di valutare, in via pregiudiziale, se l’impianto normativo nazionale in materia di bonifiche, alla luce di questa innovativa interpretazione, sia effettivamente in linea con i principi comunitari di precauzione, prevenzione e “chi inquina, paga”.

Il risultato di tale decisione è che, nelle more di una dirimente pronuncia della Corte UE gli enti locali rischiano di dover mettere a bilancio le risorse economiche necessarie per bonificare i siti contaminati per i quali non è più previsto un intervento del presunto responsabile.

 

Leave a Reply