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Ormai è ufficiale, la TASI 2014 potrà costare fino allo 0,8 per mille in più rispetto a quanto indicato dalla Legge di Stabilità.

Ma Cosa è la TASI?

La Tasi (Tassa sui Servizi Indivisibili) è la nuova tassa annuale sui servizi che a partire dal 2014 sostituirà l’IMU sulla prima casa. E’ una delle tre parti in cui è divisa la cosiddetta IUC, l’Imposta Unica Comunale: le altre due sono la TARI (la tassa sui rifiuti) e l’eventuale IMU su immobili diversi dalla prima casa di proprietà. Allo stesso modo dell’ IMU, la quantificazione del dovuto si ottiene attraverso un calcolo sulla base imponibile della rendita catastale della prima casa di proprietà (mentre sulle eventuali altre proprietà resterà in vigore l’IMU).

In particolare, il quantum da pagare risulterà dal prodotto fra l’ampiezza della casa e una tariffa calcolata dall’Agenzia del Territorio, differente da comune a comune, il tutto moltiplicato per un fattore proprio alla categoria catastale della propria casa.

La TASI dovrà essere pagata anche da chi abita in affitto, in una quota variabile fra il 10 e il 30 per cento dell’intera tassa (deciderà il Comune).

Con la legge di stabilità si era deciso che la TASI  avrebbe dovuto prevedere un’aliquota base  dello 0,1 %, innalzabile dai sindaci fino allo 0,25% della base imponibile, salvo poi annunciare la possibilità per i comuni di innalzare l’aliquota di un ulteriore 0,08% (0,33% totale) purché siano finanziate, relativamente alle abitazioni principali e alle unità ad esse equiparate, detrazioni o altre misure.

Quindi,  per le prime case si pagherà solo questa imposta, mentre sugli altri immobili, compresi quelle delle imprese, dovrà aggiugnersi anche l’IMU.

La somma IMU -Tasi non potrà superare l’1,14%.

Per il pagamento delle rate, sarà sempre il comune a stabilire le scadenze di pagamento, prevedendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale e in modo anche differenziato con riferimento alla Tari e alla Tasi. Sarà comunque consentito il pagamento in unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno.

E per quanto riguarda le detrazioni?

Mentre l’IMU  prevedeva una detrazione statale fissa di 200 euro più 50 per ogni figlio, con conseguente azzeramento d’imposta per le abitazioni di minor pregio, la  TASI non prevede alcuna detrazione standard; saranno i Comuni a decidere come modularle, con l’obbligo però di sfruttare  il maggior gettito derivante dalla maggiorazione dell’aliquota prevista per questo scopo (lo 0,8 % in più rispetto alla aliquota massima iniziale dello 0,25%).

In sostanza, quindi, viene lasciato ai Comuni il compito di prevedere eventuali detrazioni o altre forme di sconti (es.: per numero di figli,), purchè a queste vengano destinate le maggiorazioni percentuali dello 0,8% .

Bisogna specificare però che  le detrazioni o le altre misure relative all’abitazione principale dovranno garantire che “gli effetti sul carico dell’imposta TASI siano equivalenti a quelli dell’IMU prima casa”.

Per avere maggiore chiarezza bisognerà attendere ulteriore specificazioni da parte del Governo, tuttavia quanto affermato dovrebbe evitare che la TASI costi complessivamente più dell’IMU. Ma non si può escludere una maggiore flessibilità dei Comuni nei margini di manovra.

Ma in sostanza quanto peserà la nuova tassa sui contribuenti?

• IMU: una prima casa con imponibile di 50mila euro in un Comune con aliquota 0,4% non pagava nulla, compensandosi con le detrazioni; con imponibile a 60mila euro pagava 40 euro, ma con un altro figlio anhe in questo caso azzerava l’imposta.

• TASI: lo stesso immobile di 50mila euro – ipotizzando che lo stesso Comune imponga l’aliquota massima dello 0,33% – pagherebbe 165 euro di TASI, a cui applicare eventuali detrazioni.
In conclusione, il nuovo sistema di tassazione degli immobili delinea un quadro tutt’altro che limpido, bisognerà attendere le nuove determinazione del Governo e dei Comuni per avere delle risposte.

Quello che è certo è che secondo una simulazione dell’Ufficio studi della Cgia, ipotizzando l’applicazione dell’aliquota base all’uno per mille, la Tasi “colpirà” soprattutto i proprietari di immobili in Lombardia, Lazio e Veneto.I primi saranno chiamati a versare 660 milioni, i secondi 480 milioni e i terzi 354 milioni di euro. Complessivamente nelle casse dei Comuni dovrebbero arrivare poco più di 3,8 miliardi di euro.

E questo senza considerare che l’ applicazione della aliquota dello 0,1%  è una ipotesi altamente improbabile, considerando i problemi di gettito degli enti locali in virtù dei quali è stata prevista la possibiltà di alzare le aliquote TASI dello 0,08%.

Come detto dal segretario della CGIA, Roberto Bertolussi, infatti : “Questa stima è molto prudenziale, in virtù del fatto che i sindaci avranno la possibilità di aumentare ulteriormente l’aliquota. Pertanto, è molto probabile che alla fine il gettito complessivo sarà superiore a quanto da noi preventivato”

Alla faccia della ripresa!!

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